Il Corriere della Sera di oggi riporta a pagina 15, nella sezione Esteri, la notizia che Bob Geldof ha accettato di diventare consigliere del partito conservatore inglese sulle questioni della poverta' e della globalizzazione.
A margine viene inoltre riportata un'affermazione di stima che Bob Geldof espresse nei confronti dell'approccio posto in essere da parte del presidente Bush per risolvere i problemi dell'Africa.
Ripescando l'articolo del 2003 dal Washington Times, si legge:
"You'll think I'm off my trolley when I say this, but the Bush administration is the most radical, in a positive sense, in the approach to Africa since Kennedy".
Inoltre, nella stessa intervista, si riporta che Geldof, qualche mese prima, nel maggio 2003, aveva dichiarato che: "Mr. Bush is far more committed than Mr. Clinton to fighting AIDS and famine on the continent".
(The Washington Times, 7 luglio 2003).
Thursday, December 29, 2005
Spuntato il primo dente.
Oggi ricorre il primo compleanno di www.letsfindthebar.com (diventato dal 19 luglio 2006 Let's find the bar).
Wednesday, December 28, 2005
Tuesday, December 27, 2005
Panorama su Hammett.
Da Panorama del 27 dicembre 2005, sezione Cultura, pag. 158.
Recensione del libro "Il mistero di Dashiell Hammett", di Danilo Gallo, e/o, 104 pagine, 14 euro.
"Il Caso. Alcol e tante donne ma scrittore severo", di Roberto Barbolini.
"Ci sono un paio di "guest star", in questa scorrevole biografia di Danilo Gallo sul creatore di Sam Spade e del Continental Op. Uno e' Joe Gores, che col suo romanzo su Hammett detective ispiro' il film di Wim Wenders "Hammett - Indagatore a Chinatown". L'altro e' un capofila come James Ellroy che, intervistato da Gallo, riconosce il proprio debito verso l'autore del "Falco Maltese", ma poi lo definisce un tipo "introverso" e "incline a compiangersi". Perche' Hammett, dopo una straordinaria stagione creativa, smise di scrivere? Ellroy non ha dubbi: "Era un debole e non c'e' altro da dire".
Le cose sono piu' complesse. E questa biografia lo dimostra ripercorrendo la parabola del grande Dash, detective dell'agenzia Pinkerton e maestro dell'hard boiled, patriota e comunista perseguitato dal maccartismo, scrittore rigoroso e uomo dissipato, che cercava nell'alcol e nelle donne un impossibile antidoto alla tubercolosi.
Hammett era in realta' uno stoico. Una dozzina d'anni gli bastarono per diventare anche un grande scrittore, sdoganando un intero genere letterario. Il resto e' silenzio. Alla faccia degli eredi invidiosi."
Recensione del libro "Il mistero di Dashiell Hammett", di Danilo Gallo, e/o, 104 pagine, 14 euro.
"Il Caso. Alcol e tante donne ma scrittore severo", di Roberto Barbolini.
"Ci sono un paio di "guest star", in questa scorrevole biografia di Danilo Gallo sul creatore di Sam Spade e del Continental Op. Uno e' Joe Gores, che col suo romanzo su Hammett detective ispiro' il film di Wim Wenders "Hammett - Indagatore a Chinatown". L'altro e' un capofila come James Ellroy che, intervistato da Gallo, riconosce il proprio debito verso l'autore del "Falco Maltese", ma poi lo definisce un tipo "introverso" e "incline a compiangersi". Perche' Hammett, dopo una straordinaria stagione creativa, smise di scrivere? Ellroy non ha dubbi: "Era un debole e non c'e' altro da dire".
Le cose sono piu' complesse. E questa biografia lo dimostra ripercorrendo la parabola del grande Dash, detective dell'agenzia Pinkerton e maestro dell'hard boiled, patriota e comunista perseguitato dal maccartismo, scrittore rigoroso e uomo dissipato, che cercava nell'alcol e nelle donne un impossibile antidoto alla tubercolosi.
Hammett era in realta' uno stoico. Una dozzina d'anni gli bastarono per diventare anche un grande scrittore, sdoganando un intero genere letterario. Il resto e' silenzio. Alla faccia degli eredi invidiosi."
Il Foglio sul PIL.
In relazione alla confutazione dello statement "Gli italiani stanno diventando poveri." (del 17-12-2005), aggiungo anche l'editoriale di oggi del Foglio.
"2005 in cifre, belle e brutte. Ci sono numeri strombazzati (l'inflazione) e dati sottaciuti (il nuovo pil)."
"Ci sono numeri strombazzati e dati sottaciuti. A fine anno si scopre, ad esempio, che le famiglie hanno dovuto subire rincari del 5,1 per cento (cifre di un dipartimento del Tesoro) nel settore dei prezzi liberalizzati. Si dice che l'Italia sia in declino, ma poi si constata che gli italiani consumano di piu'. L'Istat, inoltre, ha proceduto ad revisione del prodotto nazionale, il pil, fra il 1992 e il 2000, cha ha comportato un suo aumento del 2 per cento. In parte cio' e' dovuto al calcolo dei servizi finanziari delle famiglie, prima ignorati, che - secondo i criteri statistici europei - vanno considerati. In parte l'aumento dipende anche da una migliore valutazione della dinamica delle costruzioni, che ha portato a rilevarne un tasso di crescita molto maggiore di quello precedente, con effetti particolarmente consistenti per il volume di investimenti.
Queste rettifiche, riferite soltanto a pochi settori, e soltanto fino al 2000, confermano quanto piu' volte scritto dal Foglio sulla sottostima del nostro pil. Esse sono passate sotto silenzio dalla grande stampa, forse perche' si e' pensato che che la loro modesta entita' non cambi sostanzialmente il quadro dell'economia italiana. Ma cio' e' errato. Infatti, se - come sembra logico assumere - questa rivalutazione si ripercuotera' anche sul pil del 2005 e del 2006 per un 2 per cento (e vi sono buone ragioni per ritenere che la rettifica fara' emergere un'altra quota di aumento del pil delle costruzioni), la prima conseguenza sara' che il rapporto debito/pil nel 2006 non sara' del 107,4 per cento, come stima il nostro governo, ma del 105,3. E nell'ipotesi che la rettifica del quinquennio 2001-2005 che sara' pubblicata a marzo, comporti un altro 1-2 per cento di incremento del pil, il rapporto debito/pil scenderebbe ulteriormente al 104,3-103,3. Molto vicino a quella quota 100 che il governo uscente, con una politica di maggior contenimento della crescita disordinata della spesa corrente e con maggiori privatizzazioni, avrebbe potuto presentare agli elettori.
Anche il peso della pressione fiscale e' destinato a mutare, con la rettifica del 2 per cento. Nel 2006, secondo le stime del documento previsionale e programmatico, doveva essere il 40,3 per cento, contro il 41,3 per cento del 2005. Ma considerando la rettifica del pil nel 2006 risulterebbe del 39,5 per cento. Si realizzerebbe cosi' uno dei principali obiettivi del programma di questa legislatura, quello di portare la pressione fiscale verso il 39 per cento."
"2005 in cifre, belle e brutte. Ci sono numeri strombazzati (l'inflazione) e dati sottaciuti (il nuovo pil)."
"Ci sono numeri strombazzati e dati sottaciuti. A fine anno si scopre, ad esempio, che le famiglie hanno dovuto subire rincari del 5,1 per cento (cifre di un dipartimento del Tesoro) nel settore dei prezzi liberalizzati. Si dice che l'Italia sia in declino, ma poi si constata che gli italiani consumano di piu'. L'Istat, inoltre, ha proceduto ad revisione del prodotto nazionale, il pil, fra il 1992 e il 2000, cha ha comportato un suo aumento del 2 per cento. In parte cio' e' dovuto al calcolo dei servizi finanziari delle famiglie, prima ignorati, che - secondo i criteri statistici europei - vanno considerati. In parte l'aumento dipende anche da una migliore valutazione della dinamica delle costruzioni, che ha portato a rilevarne un tasso di crescita molto maggiore di quello precedente, con effetti particolarmente consistenti per il volume di investimenti.
Queste rettifiche, riferite soltanto a pochi settori, e soltanto fino al 2000, confermano quanto piu' volte scritto dal Foglio sulla sottostima del nostro pil. Esse sono passate sotto silenzio dalla grande stampa, forse perche' si e' pensato che che la loro modesta entita' non cambi sostanzialmente il quadro dell'economia italiana. Ma cio' e' errato. Infatti, se - come sembra logico assumere - questa rivalutazione si ripercuotera' anche sul pil del 2005 e del 2006 per un 2 per cento (e vi sono buone ragioni per ritenere che la rettifica fara' emergere un'altra quota di aumento del pil delle costruzioni), la prima conseguenza sara' che il rapporto debito/pil nel 2006 non sara' del 107,4 per cento, come stima il nostro governo, ma del 105,3. E nell'ipotesi che la rettifica del quinquennio 2001-2005 che sara' pubblicata a marzo, comporti un altro 1-2 per cento di incremento del pil, il rapporto debito/pil scenderebbe ulteriormente al 104,3-103,3. Molto vicino a quella quota 100 che il governo uscente, con una politica di maggior contenimento della crescita disordinata della spesa corrente e con maggiori privatizzazioni, avrebbe potuto presentare agli elettori.
Anche il peso della pressione fiscale e' destinato a mutare, con la rettifica del 2 per cento. Nel 2006, secondo le stime del documento previsionale e programmatico, doveva essere il 40,3 per cento, contro il 41,3 per cento del 2005. Ma considerando la rettifica del pil nel 2006 risulterebbe del 39,5 per cento. Si realizzerebbe cosi' uno dei principali obiettivi del programma di questa legislatura, quello di portare la pressione fiscale verso il 39 per cento."
Thursday, December 22, 2005
Radici.
Da Corriere della Sera Magazine, pag. 122.
"Quanto a radici, da queste parti andate sul sicuro: la tradizione tiene bene, anche nelle case. Eppure, se c'e' una zona dove l'enogastronomia sta facendo progressi rapidissimi e' proprio quella intorno ad "Abruzzo e Molise", a cui e' dedicato il prossimo volume della Grande cucina regionale (6,90 Euro, giovedi' 29 con il Corriere Magazine). "Cerchiamo ancora di rispettare riti e stagioni", spiega Peppino Tinari, chef patron del Villa Maiella (Guardiagrele, Chieti, tel. 0871.809319). Per intendersi, il filone piu' saldo e' sempre quello agropastorale: ovini, caprini, cacciagione, formaggi. "Pero' ci stiamo evolvendo". Come? "Cotture piu' leggere e miglioramento delle materie prime: il nostro olio extravergine, per dire, e' molto migliore di quello di dieci anni fa; lo zafferano e' diventato un gioiello; il vino ha fatto un salto notevole". Sintesi: "Restiamo pastori, ma con una certa cultura del territorio". Come quella che lui stesso sfodera nella chitarrina al pomodoro fresco con erbette aromatiche, una delle ricette d'autore del libro. Buone anche nelle feste natalizie, chiaro. Ma il menu' canonico d'Abruzzo, per Natale, prevede altro: "Brodo col cardo, nato come zuppa povera e che nel tempo si e' arricchito con pizze rustiche e polpettine. Poi, laganelle con un ragu' di vitello, cotto almeno tre ore in un tegame di terracotta. Cappone. E, per dolce, torrone con fichi e calcionetti ripieni". Di che? "Noci, cioccolata, marmellata d'uva, ceci o castagne bollite, mosto cotto e buccia d'arancia grattugiata". Buon digestione. E buon Natale."
___
Chitarrina al pomodoro fresco ed erbette aromatiche del Parco della Maiella.
Ingredienti per 4 persone:
250 g. di farina 00 rinforzata,
4 uova,
sale,
600 g. di pomodoro a filetti,
1 spicchio di aglio rosso di Sulmona,
1 manciata di erbe aromatiche tritate,
prezzemolo,
olio extravergine di oliva,
foglioline di basilico e prezzemolo fritte per guarnire.
Disponete la farina con una presa di sale a fontana sulla spianatoia e rompetevi al centro le uova. Lavorate la pasta fino ad ottenere un composto ben amalgamato, quindi avvolgete l'impasto nella pellicola trasparente e ponetelo in frigo per mezz'ora. Al termine, servendovi di una matterello, spianate l'impasto fino a ottenere una sfoglia di 2 mm di spessore. Ricavate diversi rettangoli di dimensione inferiore ai fili della chitarra; appoggiateli sui fili e fatevi scorrere sopra il matterello fino a tagliare la pasta (in alternativa stendete la pasta con la macchinetta e passatela alla taglierina). Sistemate la pasta su un vassoio e copritelo con una canovaccio. Fate scaldare in una piccola casseruola 1 dl di olio e lo spicchio di aglio schiacciato; fatelo dorare poi toglietelo e aggiungete il trito di erbe e i filetti di pomodoro; aggiustate il sale e fate cuocere per 10 minuti. Cuocete la pasta in abbondante acqua salata, scolatela e fatela saltare insieme alla pasta per poco tempo per evitare un eccessivo assorbimento del condimento. Servite subito guarnendo il piatto con prezzemolo e basilico fritti.
"Quanto a radici, da queste parti andate sul sicuro: la tradizione tiene bene, anche nelle case. Eppure, se c'e' una zona dove l'enogastronomia sta facendo progressi rapidissimi e' proprio quella intorno ad "Abruzzo e Molise", a cui e' dedicato il prossimo volume della Grande cucina regionale (6,90 Euro, giovedi' 29 con il Corriere Magazine). "Cerchiamo ancora di rispettare riti e stagioni", spiega Peppino Tinari, chef patron del Villa Maiella (Guardiagrele, Chieti, tel. 0871.809319). Per intendersi, il filone piu' saldo e' sempre quello agropastorale: ovini, caprini, cacciagione, formaggi. "Pero' ci stiamo evolvendo". Come? "Cotture piu' leggere e miglioramento delle materie prime: il nostro olio extravergine, per dire, e' molto migliore di quello di dieci anni fa; lo zafferano e' diventato un gioiello; il vino ha fatto un salto notevole". Sintesi: "Restiamo pastori, ma con una certa cultura del territorio". Come quella che lui stesso sfodera nella chitarrina al pomodoro fresco con erbette aromatiche, una delle ricette d'autore del libro. Buone anche nelle feste natalizie, chiaro. Ma il menu' canonico d'Abruzzo, per Natale, prevede altro: "Brodo col cardo, nato come zuppa povera e che nel tempo si e' arricchito con pizze rustiche e polpettine. Poi, laganelle con un ragu' di vitello, cotto almeno tre ore in un tegame di terracotta. Cappone. E, per dolce, torrone con fichi e calcionetti ripieni". Di che? "Noci, cioccolata, marmellata d'uva, ceci o castagne bollite, mosto cotto e buccia d'arancia grattugiata". Buon digestione. E buon Natale."
___
Chitarrina al pomodoro fresco ed erbette aromatiche del Parco della Maiella.
Ingredienti per 4 persone:
250 g. di farina 00 rinforzata,
4 uova,
sale,
600 g. di pomodoro a filetti,
1 spicchio di aglio rosso di Sulmona,
1 manciata di erbe aromatiche tritate,
prezzemolo,
olio extravergine di oliva,
foglioline di basilico e prezzemolo fritte per guarnire.
Disponete la farina con una presa di sale a fontana sulla spianatoia e rompetevi al centro le uova. Lavorate la pasta fino ad ottenere un composto ben amalgamato, quindi avvolgete l'impasto nella pellicola trasparente e ponetelo in frigo per mezz'ora. Al termine, servendovi di una matterello, spianate l'impasto fino a ottenere una sfoglia di 2 mm di spessore. Ricavate diversi rettangoli di dimensione inferiore ai fili della chitarra; appoggiateli sui fili e fatevi scorrere sopra il matterello fino a tagliare la pasta (in alternativa stendete la pasta con la macchinetta e passatela alla taglierina). Sistemate la pasta su un vassoio e copritelo con una canovaccio. Fate scaldare in una piccola casseruola 1 dl di olio e lo spicchio di aglio schiacciato; fatelo dorare poi toglietelo e aggiungete il trito di erbe e i filetti di pomodoro; aggiustate il sale e fate cuocere per 10 minuti. Cuocete la pasta in abbondante acqua salata, scolatela e fatela saltare insieme alla pasta per poco tempo per evitare un eccessivo assorbimento del condimento. Servite subito guarnendo il piatto con prezzemolo e basilico fritti.
Saturday, December 17, 2005
Verita' assoluta: gli italiani stanno diventando poveri (sic!)
Fatti:
1.
Indice dei prezzi al consumo, fonte Istat; periodo di riferimento: Settembre 05. Dati diffusi il: 14 ottobre 2005.
"Le rilevazioni correnti sui prezzi al consumo svolte dall'Istituto nazionale di statistica danno luogo ad un sistema di indici costituito da:
- indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettivita' (NIC);
- indice nazionale dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati(FOI);
- indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell'Ue (IPCA).
Ai sensi della legge 5.2.1992, n. 81, i due indici nazionali, espressi entrambi in base 1995=100, sono calcolati anche al netto dei consumi dei tabacchi.
Nel mese di settembre 2005 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettivita' comprensivo dei tabacchi e' stato pari a 127.7, registrando una variazione nulla rispetto al mese di agosto 2005 e una variazione di piu' 2.0 % rispetto allo stesso mese dell'anno precedente; al netto dei tabacchi l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettivita', pari a 127.3, ha presentato nel mese di settembre 2005 una variazione congiunturale nulla e una variazione tendenziale di piu' 1.8 %."
Si confrontino i dati esposti, relativi ai prezzi al consumo, con quelli riportati di seguito, relativi alle retribuzioni.
Contratti collettivi, retribuzioni contrattuali e conflitti di lavoro; periodo di riferimento: Settembre 05. Dati diffusi il: 26 ottobre 2005.
"Alla fine di settembre 2005 i contratti collettivi nazionali di lavoro, per i quali e' in vigore la parte economica, riguardano il 58.7 % degli occupati dipendenti rilevati in occasione del ribasamento degli indici (dicembre 2000); ad essi corrisponde una quota pari al 59.1 % del monte retributivo osservato.
Nel mese di settembre 2005 l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie, con base dicembre 2000=100, risulta pari a 113.4, con una variazione di piu'
0.3 % rispetto al valore del mese precedente e un incremento del 3.1 % rispetto a settembre 2004. L'aumento registrato nel periodo gennaio-settembre 2005, rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente, e' del 3.3 %."
La giusta obiezione relativa alla non confrontabilita' degli indici perche' riferiti ad anni base diversi (1995 per IPC e 2000 per retribuzioni) credo possa essere rigettata sulla base del seguente ragionamento.
Obiezione: nell'arco temporale compreso tra il primo anno base (1995) ed il secondo anno base (2000), ci sono state variazioni dell'indice dei prezzi al consumo che lo hanno portato ad una valore molto diverso dalla sua base, per esempio 150; pertanto, l'1.8% di 150 e' maggiore dell'1.8 % di 100 (in tale ipotesi si e' assunto un aumento costante dell'IPC dell'8% per anno (!!) dal 1995 al 2000, variazione che porterebbe l'indice da 100 a 146 circa).
Tuttavia, anche assumendo tale ipotesi, vediamo che il confronto tra IPC e indice delle retribuzioni e' sempre a favore di quest'ultimo:
IPC: 1.80% di 150 = 2.7
Retribuzioni: 3.3% di 100 (assumendo che la base 100 del 2000 sia sempre rimasta stabile e non sia mai cresciuta) = 3.3.
2.
In riferimento ad un ampio articolo del Corriere della Sera, del 1° giugno 2005, dedicato ai conti pubblici dell'Italia, compare una sezione intitolata: "Censis: piu' ricchezza ma per pochi."
Si puo' effettuare un breve confronto tra alcuni passi dell'articolo e la fonte ("Gli italiani tra patrimonio e reddito. Come e quanto ci siamo patrimonializzati", Roma, 1 giugno 2005, scaricabile direttamente dal sito del Censis):
a.
Innanzitutto il titolo dell'articolo del Corriere della Sera: "piu' ricchezza ma per pochi".
Se leggo bene, per me significa: "la ricchezza e' aumentata solo per i piu' ricchi, ma non per le altre classi di reddito".
Nel rapporto Censis, traspare, a mio parere, qualcosa di diverso (riporto direttamente la fonte):
"Negli ultimi dieci anni la quota di patrimonio totale detenuta dal 5% delle famiglie piu' ricche in Italia e' passata dal 27% al 32% della ricchezza totale, indicando un fenomeno di concentrazione dei patrimoni. ... la creazione di nuove rendite e l’irrobustimento dei patrimoni familiari, in sostanza non riguarda tutti in eguale misura, ma e' molto piu' accentuato negli strati sociali caratterizzati gia' da elevati livelli di reddito."
b.
Passiamo poi alla prima frase dell'articolo, secca come una sentenza:
"Patrimoni in crescita, ma solo per poche famiglie."
Se leggo bene, per me significa: "solo i patrimoni di poche famiglie sono aumentati; i patrimoni della maggior parte delle famiglie non sono aumentati".
Nel rapporto Censis, traspare, a mio parere, qualcosa di diverso (anche in questo caso riporto direttamente la fonte):
"a) tra la fine degli anni ‘90 e oggi si e' registrato un consistente aumento delle attivita' finanziarie in possesso delle famiglie italiane..."
"b) il saldo tra attivita' finanziarie e passivita' (debiti delle famiglie) risulta sempre positivo ..."
c.
Un'ultima pignoleria:
Nell'articolo si legge: "L'incremento piu' accentuato delle attivita' finanziarie detenute dai nuclei familiari si e' registrato tra il 2002 e il 2003 (+6%)".
La fonte riporta: "... una prima forte accelerazione delle attivita' finanziarie detenute dalle famiglie si e' registrata tra il 2001 e il 2002 (+6%).... Ancora piu' forte l’accelerazione tra il 2003 e il 2004 (+8,8%)".
1.
Indice dei prezzi al consumo, fonte Istat; periodo di riferimento: Settembre 05. Dati diffusi il: 14 ottobre 2005.
"Le rilevazioni correnti sui prezzi al consumo svolte dall'Istituto nazionale di statistica danno luogo ad un sistema di indici costituito da:
- indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettivita' (NIC);
- indice nazionale dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati(FOI);
- indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell'Ue (IPCA).
Ai sensi della legge 5.2.1992, n. 81, i due indici nazionali, espressi entrambi in base 1995=100, sono calcolati anche al netto dei consumi dei tabacchi.
Nel mese di settembre 2005 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettivita' comprensivo dei tabacchi e' stato pari a 127.7, registrando una variazione nulla rispetto al mese di agosto 2005 e una variazione di piu' 2.0 % rispetto allo stesso mese dell'anno precedente; al netto dei tabacchi l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettivita', pari a 127.3, ha presentato nel mese di settembre 2005 una variazione congiunturale nulla e una variazione tendenziale di piu' 1.8 %."
Si confrontino i dati esposti, relativi ai prezzi al consumo, con quelli riportati di seguito, relativi alle retribuzioni.
Contratti collettivi, retribuzioni contrattuali e conflitti di lavoro; periodo di riferimento: Settembre 05. Dati diffusi il: 26 ottobre 2005.
"Alla fine di settembre 2005 i contratti collettivi nazionali di lavoro, per i quali e' in vigore la parte economica, riguardano il 58.7 % degli occupati dipendenti rilevati in occasione del ribasamento degli indici (dicembre 2000); ad essi corrisponde una quota pari al 59.1 % del monte retributivo osservato.
Nel mese di settembre 2005 l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie, con base dicembre 2000=100, risulta pari a 113.4, con una variazione di piu'
0.3 % rispetto al valore del mese precedente e un incremento del 3.1 % rispetto a settembre 2004. L'aumento registrato nel periodo gennaio-settembre 2005, rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente, e' del 3.3 %."
La giusta obiezione relativa alla non confrontabilita' degli indici perche' riferiti ad anni base diversi (1995 per IPC e 2000 per retribuzioni) credo possa essere rigettata sulla base del seguente ragionamento.
Obiezione: nell'arco temporale compreso tra il primo anno base (1995) ed il secondo anno base (2000), ci sono state variazioni dell'indice dei prezzi al consumo che lo hanno portato ad una valore molto diverso dalla sua base, per esempio 150; pertanto, l'1.8% di 150 e' maggiore dell'1.8 % di 100 (in tale ipotesi si e' assunto un aumento costante dell'IPC dell'8% per anno (!!) dal 1995 al 2000, variazione che porterebbe l'indice da 100 a 146 circa).
Tuttavia, anche assumendo tale ipotesi, vediamo che il confronto tra IPC e indice delle retribuzioni e' sempre a favore di quest'ultimo:
IPC: 1.80% di 150 = 2.7
Retribuzioni: 3.3% di 100 (assumendo che la base 100 del 2000 sia sempre rimasta stabile e non sia mai cresciuta) = 3.3.
2.
In riferimento ad un ampio articolo del Corriere della Sera, del 1° giugno 2005, dedicato ai conti pubblici dell'Italia, compare una sezione intitolata: "Censis: piu' ricchezza ma per pochi."
Si puo' effettuare un breve confronto tra alcuni passi dell'articolo e la fonte ("Gli italiani tra patrimonio e reddito. Come e quanto ci siamo patrimonializzati", Roma, 1 giugno 2005, scaricabile direttamente dal sito del Censis):
a.
Innanzitutto il titolo dell'articolo del Corriere della Sera: "piu' ricchezza ma per pochi".
Se leggo bene, per me significa: "la ricchezza e' aumentata solo per i piu' ricchi, ma non per le altre classi di reddito".
Nel rapporto Censis, traspare, a mio parere, qualcosa di diverso (riporto direttamente la fonte):
"Negli ultimi dieci anni la quota di patrimonio totale detenuta dal 5% delle famiglie piu' ricche in Italia e' passata dal 27% al 32% della ricchezza totale, indicando un fenomeno di concentrazione dei patrimoni. ... la creazione di nuove rendite e l’irrobustimento dei patrimoni familiari, in sostanza non riguarda tutti in eguale misura, ma e' molto piu' accentuato negli strati sociali caratterizzati gia' da elevati livelli di reddito."
b.
Passiamo poi alla prima frase dell'articolo, secca come una sentenza:
"Patrimoni in crescita, ma solo per poche famiglie."
Se leggo bene, per me significa: "solo i patrimoni di poche famiglie sono aumentati; i patrimoni della maggior parte delle famiglie non sono aumentati".
Nel rapporto Censis, traspare, a mio parere, qualcosa di diverso (anche in questo caso riporto direttamente la fonte):
"a) tra la fine degli anni ‘90 e oggi si e' registrato un consistente aumento delle attivita' finanziarie in possesso delle famiglie italiane..."
"b) il saldo tra attivita' finanziarie e passivita' (debiti delle famiglie) risulta sempre positivo ..."
c.
Un'ultima pignoleria:
Nell'articolo si legge: "L'incremento piu' accentuato delle attivita' finanziarie detenute dai nuclei familiari si e' registrato tra il 2002 e il 2003 (+6%)".
La fonte riporta: "... una prima forte accelerazione delle attivita' finanziarie detenute dalle famiglie si e' registrata tra il 2001 e il 2002 (+6%).... Ancora piu' forte l’accelerazione tra il 2003 e il 2004 (+8,8%)".
Wednesday, December 14, 2005
The grifters.
Finito di leggere "I truffatori" (titolo originale "The grifters"), di Jim Thompson.
Thompson piu' maturo e cinico, campo ridotto di azione, meno spazio a personaggi strampalati, presenza di brevi considerazioni dei personaggi riconducibili alle sue idee personali.
Thompson piu' maturo e cinico, campo ridotto di azione, meno spazio a personaggi strampalati, presenza di brevi considerazioni dei personaggi riconducibili alle sue idee personali.
Thursday, December 08, 2005
No direction home.
Visto "No direction home", il documentario di Scorsese su Bob Dylan.
Non mi soprendo quando Dylan dice che "A Hard Rain's A-Gonna Fall" non voleva rappresentare alcun monito contro il fallout nucleare, anzi forse non sapeva bene neanche lui quale fosse il significato di quella canzone. Si sarebbe divertito a sentire quello che i critici avrebbero detto in proposito.
"It's not atomic rain, it's just a hard rain."
Eppure una generazione di persone l'ha eletta a proprio slogan, l'ha strumentalizzata durante la guerra fredda e la crisi missilistica con Cuba.
Ecco che cosa dice ancora oggi James G. Blight, Professor of International Relations (Research) at Brown University's Watson Institute for International Studies:
"On the evening of October 26, 1962, a young 22-year-old man for Minnesota was holed up in a basement apartment in Greenwich Village owned by the folksinger, Dave Van Ronk. He was known as Bob Zimmerman, but by that time had preferred the name Bob Dylan. And that night, Bob Dylan wrote a song called "Hard Rain-- A Hard Rain’s A-Gonna Fall". A hard rain of missiles, a hard rain of atmospheric fallout."
(Da: "On the Brink: The Cuban Missile Crisis", with Arthur M. Schlesinger Jr., Theodore Sorensen, Sergei Khrushchev and Josefina Vidal; Moderated by James G. Blight and Introduced by Caroline Kennedy, John F. Kennedy Library and Foundation, October 20, 2002. Fonte: JFK Library).
Per inciso, James G. Blight, insieme a Janet M. Lang, "served as principal, substantive advisors to Morris and McNamara, throughout the planning, production, and premiers" di "The Fog of War" (Fonte: Watson Institute) (su "The fog of War" vedi post del 2005/11/24).
Non ci si puo' fidare proprio di nessuno, tantomeno delle relazioni implicite.
Non mi soprendo quando Dylan dice che "A Hard Rain's A-Gonna Fall" non voleva rappresentare alcun monito contro il fallout nucleare, anzi forse non sapeva bene neanche lui quale fosse il significato di quella canzone. Si sarebbe divertito a sentire quello che i critici avrebbero detto in proposito.
"It's not atomic rain, it's just a hard rain."
Eppure una generazione di persone l'ha eletta a proprio slogan, l'ha strumentalizzata durante la guerra fredda e la crisi missilistica con Cuba.
Ecco che cosa dice ancora oggi James G. Blight, Professor of International Relations (Research) at Brown University's Watson Institute for International Studies:
"On the evening of October 26, 1962, a young 22-year-old man for Minnesota was holed up in a basement apartment in Greenwich Village owned by the folksinger, Dave Van Ronk. He was known as Bob Zimmerman, but by that time had preferred the name Bob Dylan. And that night, Bob Dylan wrote a song called "Hard Rain-- A Hard Rain’s A-Gonna Fall". A hard rain of missiles, a hard rain of atmospheric fallout."
(Da: "On the Brink: The Cuban Missile Crisis", with Arthur M. Schlesinger Jr., Theodore Sorensen, Sergei Khrushchev and Josefina Vidal; Moderated by James G. Blight and Introduced by Caroline Kennedy, John F. Kennedy Library and Foundation, October 20, 2002. Fonte: JFK Library).
Per inciso, James G. Blight, insieme a Janet M. Lang, "served as principal, substantive advisors to Morris and McNamara, throughout the planning, production, and premiers" di "The Fog of War" (Fonte: Watson Institute) (su "The fog of War" vedi post del 2005/11/24).
Non ci si puo' fidare proprio di nessuno, tantomeno delle relazioni implicite.
Monday, December 05, 2005
Bocuse.
Dal Corriere della Sera di oggi, pagina 23.
"Rinnego la nouvelle cuisine. E' una rivoluzione tradita".
Memorie di Paul Bocuse, 80 anni, lo chef che ha cambiato le regole in tavola "Non credo a mini porzioni in maxi piatti. Il segreto? L' amore delle donne".
"Quando mio padre ottenne la prima stella, nel 1958, la gente non veniva al ristorante per mangiare le tende. Quando la Michelin ci diede la seconda, c'erano ancora tovaglie di carta e il bagno era in cortile."
Per restare in tema, aggiungo una nota di Raspelli su Gualtiero Marchesi: "un bicchierino di incomprensibile inutile mousse di melanzane apre i cortesi assaggini pre antipasto".
"Rinnego la nouvelle cuisine. E' una rivoluzione tradita".
Memorie di Paul Bocuse, 80 anni, lo chef che ha cambiato le regole in tavola "Non credo a mini porzioni in maxi piatti. Il segreto? L' amore delle donne".
"Quando mio padre ottenne la prima stella, nel 1958, la gente non veniva al ristorante per mangiare le tende. Quando la Michelin ci diede la seconda, c'erano ancora tovaglie di carta e il bagno era in cortile."
Per restare in tema, aggiungo una nota di Raspelli su Gualtiero Marchesi: "un bicchierino di incomprensibile inutile mousse di melanzane apre i cortesi assaggini pre antipasto".
Monday, November 28, 2005
Cena.
Cena al ristorante Sotto la Mole, Torino.
Culatello con focaccia tiepida.
Agnolotti al velo, ossia con olio a crudo, serviti su un tovagliolo in un cestino di vimini. L'interno degli agnolotti e' composto da arrosto di vitello, arrosto di maiale, riso e scarola.
Assaggio di formaggi vaccini della val di Susa, Raschiera d'alpeggio e Toma.
Insalata verde.
Tortino ai tre cioccolati.
Birra Pedavena.
Culatello con focaccia tiepida.
Agnolotti al velo, ossia con olio a crudo, serviti su un tovagliolo in un cestino di vimini. L'interno degli agnolotti e' composto da arrosto di vitello, arrosto di maiale, riso e scarola.
Assaggio di formaggi vaccini della val di Susa, Raschiera d'alpeggio e Toma.
Insalata verde.
Tortino ai tre cioccolati.
Birra Pedavena.
Friday, November 25, 2005
USA e Palestina.
Verita' assoluta:
"Gli Stati Uniti d'America non aiutano la Palestina".
Fatti:
1.
Analizziamo gli aiuti umanitari degli Stati Uniti verso la Palestina (Fonte: Financial Tracking Services (FTS), Tracking Global Humanitarian Aid Flows; estrazione del 14-11-2005. Sito internet: FTS).
Dal 1-1-2005 al 14-11-2005, gli Stati Uniti hanno contribuito negli aiuti umanitari alla Palestina per un importo di 30.835.076 USD.
Gli aiuti fanno parte principalmente dei seguenti programmi: "World Food Program" (10.735.076 USD) e "United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East" (20.000.000 USD).
La cifra versata dagli Stati Uniti e' pari al 12% circa dell’importo complessivo del periodo, ossia oltre 270 milioni di dollari; tra i principali contributori: Giappone 32%, ECHO European Commission 18%, Stati Uniti 12%, Arabia Saudita 7%.
2.
Analizziamo il "Report of the Commissioner-General of the United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East. 1 July 2004-30 June 2005. General Assembly, Official Records, Sixtieth Session, Supplement No. 13 (A/60/13)" (Fonte: Sito UNRWA).
Per completezza, ricordo che l'UNRWA rappresenta "The United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA) ... established pursuant to General Assembly resolution 302 (IV) of 8 December 1949" (fonte: documento di cui al punto precedente).
A pagina 1 del documento si legge quanto segue:
"4. UNRWA operations are almost wholly funded through voluntary contributions
from Member States and other entities. The constraints posed by the unpredictability of funding over the medium term are lessened to a certain extent by the readiness of some of the Agency’s major donors to provide unearmarked funds to the UNRWA regular budget. The Agency’s 10 largest donors for 2004, who together provide almost 90 per cent of its current cash income, are, in descending order: the European Commission, the United States of America, the United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland,
Sweden, Norway, the Netherlands, Canada, Switzerland, Japan and Italy."
A pagina 91, la tabella 11 riassume i dati relativi alle "Contributions by Governments and the European Community (in cash and in kind), 1 January 2004-31 December 2004, Actual receipts in United States dollars).
I dati della tabella riportano, per gli Stati Uniti d'America (Total 2004 contributions), una grandezza pari a 127.416.312 USD, pari al 28% delle contribuzioni complessive.
L'importo versato dagli Stati Uniti e' composto per il 66% da "regular budget", per il 31% da "emergency appeal" e per il restante 3% da "projects".
"Gli Stati Uniti d'America non aiutano la Palestina".
Fatti:
1.
Analizziamo gli aiuti umanitari degli Stati Uniti verso la Palestina (Fonte: Financial Tracking Services (FTS), Tracking Global Humanitarian Aid Flows; estrazione del 14-11-2005. Sito internet: FTS).
Dal 1-1-2005 al 14-11-2005, gli Stati Uniti hanno contribuito negli aiuti umanitari alla Palestina per un importo di 30.835.076 USD.
Gli aiuti fanno parte principalmente dei seguenti programmi: "World Food Program" (10.735.076 USD) e "United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East" (20.000.000 USD).
La cifra versata dagli Stati Uniti e' pari al 12% circa dell’importo complessivo del periodo, ossia oltre 270 milioni di dollari; tra i principali contributori: Giappone 32%, ECHO European Commission 18%, Stati Uniti 12%, Arabia Saudita 7%.
2.
Analizziamo il "Report of the Commissioner-General of the United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East. 1 July 2004-30 June 2005. General Assembly, Official Records, Sixtieth Session, Supplement No. 13 (A/60/13)" (Fonte: Sito UNRWA).
Per completezza, ricordo che l'UNRWA rappresenta "The United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA) ... established pursuant to General Assembly resolution 302 (IV) of 8 December 1949" (fonte: documento di cui al punto precedente).
A pagina 1 del documento si legge quanto segue:
"4. UNRWA operations are almost wholly funded through voluntary contributions
from Member States and other entities. The constraints posed by the unpredictability of funding over the medium term are lessened to a certain extent by the readiness of some of the Agency’s major donors to provide unearmarked funds to the UNRWA regular budget. The Agency’s 10 largest donors for 2004, who together provide almost 90 per cent of its current cash income, are, in descending order: the European Commission, the United States of America, the United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland,
Sweden, Norway, the Netherlands, Canada, Switzerland, Japan and Italy."
A pagina 91, la tabella 11 riassume i dati relativi alle "Contributions by Governments and the European Community (in cash and in kind), 1 January 2004-31 December 2004, Actual receipts in United States dollars).
I dati della tabella riportano, per gli Stati Uniti d'America (Total 2004 contributions), una grandezza pari a 127.416.312 USD, pari al 28% delle contribuzioni complessive.
L'importo versato dagli Stati Uniti e' composto per il 66% da "regular budget", per il 31% da "emergency appeal" e per il restante 3% da "projects".
Opinioni.
Con riferimento al post di ieri (Podhoretz), ho riflettuto su questo punto: le discussioni e le opinioni politiche, da quelle che nascono nel bar sotto casa a quelle si sviluppano in consessi prestigiosi, risultano spesso basate su informazioni parziali, oppure non corrette, a volte addirittura inventate.
Questo accade per due ragioni: (i) per ingenua fiducia nelle notizie che recepiamo dai media, (ii) per precisa volonta' di inganno da parte degli interlocutori.
Le discussioni prevalenti che mi capita di affrontare, non avendo io incarichi istituzionali e prestigiosi, sono quelle “combattute” al bar, oppure cordialmente durante la cena al ristorante con gli amici.
Posso quindi assumere, generalmente e per semplicita', una assenza diretta di interessi tra gli interlocutori in merito ai temi trattati; di conseguenza, in tale ambito, la distorsione delle informazioni nasce probabilmente soltanto per pigrizia e assenza di curiosita', oppure per colpa della trincea ideologia, mascherando dietro un banale “l’ho-sentito-dire-dal-giornale-l’ha-detto-la-tv” l’assenza di una verifica diretta della fonte o, quantomeno, di approfondimento.
Il rischio, in quest’esclation di menzogna, e' che si giunga a comunicare per slogan, anche all’interno di quei prestigiosi consessi menzionati in precedenza, riducendo a teatrino il dibattito su temi importanti; la discussione vede prevalere, di conseguenza, chi manipola meglio le informazioni a propria disposizione, oppure chi padroneggia la retorica.
Come risultato finale, per uno dei due interlocutori, il tema di fondo si sposta dalla discussione dialettica, sia essa politica, etica, morale o religiosa, alla necessita' di legittimazione delle proprie ipotesi, specialmente quando queste divergono dal leit motiv comune.
Vorrei quindi, nei limiti del possibile e come hobby, divertirmi a contraddire gli slogan e i luoghi comuni che la politica nazionale e internazionale propongono come verita' assoluta, tentando attraverso un approccio razionale la ricerca di una rappresentazione della realta' che risulti meno distorta possibile.
L'esercizio logico di lettura critica delle informazioni e' prodromico ad una discussione senza pregiudizi, evitando, oppure tentando di evitare, che gli eventi si trasformino, come troppo spesso accade, direttamente in opinioni distorte, precludendo la possibilita' di qualsiasi valutazione e analisi intellettuale.
Limito il piu' possibile i commenti, lasciando spazio soltanto ai dati.
Vale la regola che anche un solo dato contrario inficia lo statement.
Questo accade per due ragioni: (i) per ingenua fiducia nelle notizie che recepiamo dai media, (ii) per precisa volonta' di inganno da parte degli interlocutori.
Le discussioni prevalenti che mi capita di affrontare, non avendo io incarichi istituzionali e prestigiosi, sono quelle “combattute” al bar, oppure cordialmente durante la cena al ristorante con gli amici.
Posso quindi assumere, generalmente e per semplicita', una assenza diretta di interessi tra gli interlocutori in merito ai temi trattati; di conseguenza, in tale ambito, la distorsione delle informazioni nasce probabilmente soltanto per pigrizia e assenza di curiosita', oppure per colpa della trincea ideologia, mascherando dietro un banale “l’ho-sentito-dire-dal-giornale-l’ha-detto-la-tv” l’assenza di una verifica diretta della fonte o, quantomeno, di approfondimento.
Il rischio, in quest’esclation di menzogna, e' che si giunga a comunicare per slogan, anche all’interno di quei prestigiosi consessi menzionati in precedenza, riducendo a teatrino il dibattito su temi importanti; la discussione vede prevalere, di conseguenza, chi manipola meglio le informazioni a propria disposizione, oppure chi padroneggia la retorica.
Come risultato finale, per uno dei due interlocutori, il tema di fondo si sposta dalla discussione dialettica, sia essa politica, etica, morale o religiosa, alla necessita' di legittimazione delle proprie ipotesi, specialmente quando queste divergono dal leit motiv comune.
Vorrei quindi, nei limiti del possibile e come hobby, divertirmi a contraddire gli slogan e i luoghi comuni che la politica nazionale e internazionale propongono come verita' assoluta, tentando attraverso un approccio razionale la ricerca di una rappresentazione della realta' che risulti meno distorta possibile.
L'esercizio logico di lettura critica delle informazioni e' prodromico ad una discussione senza pregiudizi, evitando, oppure tentando di evitare, che gli eventi si trasformino, come troppo spesso accade, direttamente in opinioni distorte, precludendo la possibilita' di qualsiasi valutazione e analisi intellettuale.
Limito il piu' possibile i commenti, lasciando spazio soltanto ai dati.
Vale la regola che anche un solo dato contrario inficia lo statement.
Thursday, November 24, 2005
Contro l'ONU.
Qualche giorno fa ho terminato la lettura del libro di Christian Rocca: "Contro l'Onu. Il fallimento delle Nazioni Unite e la formidabile idea di un'alleanza tra le democrazie", casa editrice Lindau, collana "I Draghi".
Elenca una serie di dati incontrovertibili per sostenere l'ipotesi del titolo del libro, citando accuratamente le fonti. Difficile non essere d'accordo, al di la' di qualche eccesso nell'uso dei nessi logici che rischiano cadere nello strumentalismo.
Podhoretz, di cui ho cominciato a leggere "La quarta guerra mondiale: come e' cominciata, che cosa significa e perche' dobbiamo vincerla" (vedi post del Bandito, 27-01-2005), appare invece piu' maturo e pacato nella riflessione pur sostenendo, di fatto, posizioni molto radicali, interventiste ed ovviamente a sostengo della politica estera americana.
L'eccesso di foga, oppure l'eccessiva autorefenzialita', nell'esposizione dell'analisi rischia infatti di diventare controproducente, spostando l'attenzione dell'interlocutore dall'oggetto della discussione alla risposta all'aggressivita' verbale o documentale.
Ho notato questa differenza di atteggiamento tra Podhoretz da un lato, e Christian Rocca, Magdi Allam e Oriana Fallaci dall'altro.
Ne abbiamo parlato piu' volte anche noi ultimamente (cena a Pescara, serata a Liegi, etc.).
Elenca una serie di dati incontrovertibili per sostenere l'ipotesi del titolo del libro, citando accuratamente le fonti. Difficile non essere d'accordo, al di la' di qualche eccesso nell'uso dei nessi logici che rischiano cadere nello strumentalismo.
Podhoretz, di cui ho cominciato a leggere "La quarta guerra mondiale: come e' cominciata, che cosa significa e perche' dobbiamo vincerla" (vedi post del Bandito, 27-01-2005), appare invece piu' maturo e pacato nella riflessione pur sostenendo, di fatto, posizioni molto radicali, interventiste ed ovviamente a sostengo della politica estera americana.
L'eccesso di foga, oppure l'eccessiva autorefenzialita', nell'esposizione dell'analisi rischia infatti di diventare controproducente, spostando l'attenzione dell'interlocutore dall'oggetto della discussione alla risposta all'aggressivita' verbale o documentale.
Ho notato questa differenza di atteggiamento tra Podhoretz da un lato, e Christian Rocca, Magdi Allam e Oriana Fallaci dall'altro.
Ne abbiamo parlato piu' volte anche noi ultimamente (cena a Pescara, serata a Liegi, etc.).
Fog of war.
Visto, in italiano, "The Fog of War".
Credo che McNamara sia una delle persone piu' capaci di cui ho sentito parlare.
Per quanto riguarda il film, il commento e' piu' che positivo.
Credo che McNamara sia una delle persone piu' capaci di cui ho sentito parlare.
Per quanto riguarda il film, il commento e' piu' che positivo.
Monday, November 14, 2005
Radical chic.
A proposito di Radical Chic.
Ho letto, meglio tardi che mai, l'omonimo libro di Tom Wolfe, dai cui e' scaturita la definizione.
Acuto, brillante, credo si possa definire satira, vera.
Ho letto, meglio tardi che mai, l'omonimo libro di Tom Wolfe, dai cui e' scaturita la definizione.
Acuto, brillante, credo si possa definire satira, vera.
Thursday, November 10, 2005
The King of the conflict of interests.
Da Il Foglio.
The King of the conflict of interests - Bloomberg vince stravotato dai liberal, del conflitto non gliene frega niente
Il multimilionario Bloomberg e' stato rieletto sindaco di New York con 20 punti percentuali piu' del rivale Ferrer. Un risultato eccezionale, nella citta' piu' liberal dell’East Coast. Il plebiscito di sinistra e radical chic per il magnate del partito di Bush e' interessante per due motivi. Dimostra come la cultura civica e istituzionale degli americani sia superiore alla nostra e che il gap sara' colmato quando ci libereremo della sindrome da curva sud. Ma l’elezione di Bloomberg e' ancora piu' importante per la scomparsa dell’arma di propaganda della sinistra italiana: il conflitto di interessi. Un argomento che i liberal avevano usato quattro anni fa e che il 29 agosto 2002 il Conflicts of Interests Board di New York giudico' risolto nel momento in cui il sindaco si dimise dalle cariche manageriali, rimanendo mero proprietario. Bloomberg e' il fondatore e il proprietario della Bloomberg L.P., un gruppo che fornisce notizie e analisi finanziarie a banche e istituzioni. E’ proprietario di un’agenzia di stampa, di una radio e di una tv. E’ socio della Merrill Lynch e detiene quote di 85 societa' quotate. Ha obbligazioni milionarie della citta' che governa. Tutto cio' e' consentito e non e' tema di battaglia politica. La legge gli consente di non svelare con esattezza i suoi averi, tanto che ogni anno il suo portavoce fa vedere ai giornalisti solo per due ore una versione censurata della dichiarazione dei redditi. Il Conflicts of Interests Board gli ha concesso di occuparsi delle faccende che riguardano il valore delle sue proprieta': puo' condurre operazioni di vendita o di acquisto, anche parziale, delle sue attivita'. Ai radical chic di New York non gliene frega niente.
The King of the conflict of interests - Bloomberg vince stravotato dai liberal, del conflitto non gliene frega niente
Il multimilionario Bloomberg e' stato rieletto sindaco di New York con 20 punti percentuali piu' del rivale Ferrer. Un risultato eccezionale, nella citta' piu' liberal dell’East Coast. Il plebiscito di sinistra e radical chic per il magnate del partito di Bush e' interessante per due motivi. Dimostra come la cultura civica e istituzionale degli americani sia superiore alla nostra e che il gap sara' colmato quando ci libereremo della sindrome da curva sud. Ma l’elezione di Bloomberg e' ancora piu' importante per la scomparsa dell’arma di propaganda della sinistra italiana: il conflitto di interessi. Un argomento che i liberal avevano usato quattro anni fa e che il 29 agosto 2002 il Conflicts of Interests Board di New York giudico' risolto nel momento in cui il sindaco si dimise dalle cariche manageriali, rimanendo mero proprietario. Bloomberg e' il fondatore e il proprietario della Bloomberg L.P., un gruppo che fornisce notizie e analisi finanziarie a banche e istituzioni. E’ proprietario di un’agenzia di stampa, di una radio e di una tv. E’ socio della Merrill Lynch e detiene quote di 85 societa' quotate. Ha obbligazioni milionarie della citta' che governa. Tutto cio' e' consentito e non e' tema di battaglia politica. La legge gli consente di non svelare con esattezza i suoi averi, tanto che ogni anno il suo portavoce fa vedere ai giornalisti solo per due ore una versione censurata della dichiarazione dei redditi. Il Conflicts of Interests Board gli ha concesso di occuparsi delle faccende che riguardano il valore delle sue proprieta': puo' condurre operazioni di vendita o di acquisto, anche parziale, delle sue attivita'. Ai radical chic di New York non gliene frega niente.
Wednesday, November 09, 2005
Cena.
Cena al ristorante L'Agrifoglio, Torino.
Zuppa di orzo e fagioli.
Scaloppa al rosmarino e nocciole, con costine olio e limone.
Ardbeg.
Zuppa di orzo e fagioli.
Scaloppa al rosmarino e nocciole, con costine olio e limone.
Ardbeg.
Monday, November 07, 2005
Cena.
Antico Forno Roscioli, Via Giubbonari 21, Roma.
Prosciutto e caciocavallo.
Bombolotti all'amatriciana.
Fondue di cioccolato al 70% con frutta.
Menabrea.
Prosciutto e caciocavallo.
Bombolotti all'amatriciana.
Fondue di cioccolato al 70% con frutta.
Menabrea.
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