Al ristorante del Cambio, a Torino.
Vitello tonnato alla maniera antica.
Cocottina gratinata alla crema di tartufo.
Agnolotti tradizionali del Cambio al sugo d'arrosto.
Tagliata di filetto al caramello di Barbaresco.
Tortino morbido al Gianduja.
Arneis con gli antipasti.
Barbera con primo e secondo.
Tuesday, December 19, 2006
Monday, December 11, 2006
Cena e dopocena.
Sono andato a cena perche' dall'aereo era visibile la serie di Fibonacci appesa alla Mole Antonelliana, e significava che li' sotto dovevo andare, anche alle 22.30.
Ero infastidito, come ultimamente accade spesso.
Ho mangiato culatello, lardo e un salamino di cui non ricordo il nome.
Ho mangiato gli agnolotti e poi i formaggi; mi sono fatto scrivere i nomi: toma d'la paja, murazzano di rocca verano, raschera, bra duro e rebruchon. Altrimenti alcune delle sensazioni provate stasera sarebbero cadute per sempre nell'oblio.
Per deglutire, barbera d'asti superiore Briccoaguggia Il portichetto. E Braulio.
Mi e' cambiato l'umore.
Perche' ho notato che avevo parlato piu' io con me stesso (discusso, incazzato, gioito, perplesso, indeciso, valutato, riappacificato) di quanto le tre coppie presenti a quell'ora avessero fatto tra loro.
Perche' ho capito che il punto e' che sono vivo.
Cioe': un uomo puo' essere sempre uguale a se stesso solo se non fa i conti, ipocritamente, con quanto gli accade. In quest'accezione, la coerenza e' odiosa: ricondurre al prorio schema mentale cio' che l'infinitamente incredibile combinazione dell'universo propone.
Chi dice che cio' non e' vero, allora provi a progettare, senza fallimenti, da domani, il mondo, l'uomo, l'amore, la famiglia e l'amicizia.
Se non ci riesci, devi arrenderti e rendere necessariamente presente a te stesso che tu non puoi farci nulla, non puoi condizionare gli eventi, non devi sforzarti di far andare in un certo modo le cose (tanto non ci andranno), non devi apparire, ne' sembrare diverso da come sei, con tutti i limiti, le paure e le incertezze di cui non puoi vergognarti.
Questo riconoscimento puo' mutare un'espressione dura del volto, con le smorfie e le rughe di preoccupazione, nella risata del bambino incredulo di fronte al mondo, cioe' uno che e' pronto a tradire il padre e la madre per una cosa nuova che gli succede, infilando le dita nella corrente, correndo verso una macchina che passa per strada, infilando la testa nel forno caldo.
Il grande si preoccupa, il piccolo sperimenta.
Dovremmo essere piccoli, altrimenti avremo solo preoccupazioni e ci perderemo la realta'.
Il punto e' che mi sono dovuto forzare per non far scappare questi pensieri dalla testa.
Il punto e' che dovremmo sforzarci di accogliere senza pregiudizio gli incontri, le sensazioni, le ore che passano.
Allora di ogni cosa che ti colpisce vale la pena di pensarci e spendere la risorse scarsa che abbiamo, ossia il tempo, nel tracciarle, pensarci, riflettere.
Quindi, il punto e' capire il dolore e la dignita' di Dashiell Hammett quando ha detto alla moglie di non scrivere nulla su di lui, perche' sarebbe stata un'autobiografia con qualche riferimento ad un amico, un certo Hammett.
Quindi, il punto e' riconoscere impotentemente vero l'articolo di sabato di Langone sul Foglio, la piu' bella dichiarazione di interesse verso un altro essere umano che, al momento, ricordi ("Giovanna, fai il presepe"), e che distingue il moralismo dall'attenzione:
"Ti ricordi cosa disse il proprietario della Terrazza Calabritto quand' ci porto' il conto? Io mangiai bene e bevetti meglio ma la cena si e' fissata nella mia memoria per quella sua parola: "Attenzione". Ci avviso' dello sconto con incredibile garbo, senza la solita laidezza del ristoratore ruffiano, dicendo: "Ho avuto un'attenzione". ... Attenzione verso tutto: uomini, animali, cose."
L'attenzione salva il mondo. Essere attenti, che non vuol dire stare attenti. Significa avere a cuore, avere cura.
Per questo apprezzo Mastroianni, che era un uomo, non un attore, e che pensava che gli attori stanno sul palcoscenico, ma gli uomini no.
Per questo vale la pena aspettare fino alle tre di notte una telefonata che non arrivera' mai.
Il punto e' che siamo arrivati tristemente al punto che niente vale la pena a parte cercare di farci amici i nostri conoscenti, mentre e' il comportamento piu' vigliacco che ci possa essere.
Il punto e' che non si puo' tirare a campare, ne' tirare per campare, che la vanita' di razionalismo del mio pensiero mi ha sempre impedito (e solo con questo stato d'animo vale, altrimenti niente proibizionismi).
Se cosi' e', riconosci che non puoi interessarti solo di quello che comodamente ti attrae istintivamente (la giaccia di Loro Piana, il Foglio, la politica, l'amore, il sesso...), ma bisogna fara la fatica di rendere presente anche dolore, preoccupazione, e perche' no gioia, sorriso, sbronze e abbraccio ad un amico.
Solo cosi' ci si appassiona alla realta', e si valorizza tutto: intuisco, percependo forse solo un attimo della realta', come C.S Lewis abbia potuto scrivere il Diario di un dolore, come il mio amico M. abbia potuto sposarsi, perche' mi alzero' domani mattina per andare a lavorare dodici ore, perche' ho scritto quanto ho sentito.
Meno di questo e' un accontentarsi.
Tristemente accontentarsi dello tsunami che travolge l'esistenza.
Per questo, e non meno di questo, siamo uomini e non caporali; siamo i fessi, e non i furbi, di cui Prezzolini parlava.
Per questo, e non meno di questo, posso lavorare per il 90% del mio tempo, e cercare di vivere il 10% restante come fosse il novanta.
Per tutto questo stasera ho finito le sigarette e mi mettero' serenamente a leggere Ross MacDonald.
Se non fosse cosi', almeno in parti micron, non riuscirei ad addormentarmi, per quel poco che accade, oppure mi sveglierei con molto piu' dolore di quello che normalmente l'essere presenti a se stessi richiede.
Per questo, non per altro.
Ero infastidito, come ultimamente accade spesso.
Ho mangiato culatello, lardo e un salamino di cui non ricordo il nome.
Ho mangiato gli agnolotti e poi i formaggi; mi sono fatto scrivere i nomi: toma d'la paja, murazzano di rocca verano, raschera, bra duro e rebruchon. Altrimenti alcune delle sensazioni provate stasera sarebbero cadute per sempre nell'oblio.
Per deglutire, barbera d'asti superiore Briccoaguggia Il portichetto. E Braulio.
Mi e' cambiato l'umore.
Perche' ho notato che avevo parlato piu' io con me stesso (discusso, incazzato, gioito, perplesso, indeciso, valutato, riappacificato) di quanto le tre coppie presenti a quell'ora avessero fatto tra loro.
Perche' ho capito che il punto e' che sono vivo.
Cioe': un uomo puo' essere sempre uguale a se stesso solo se non fa i conti, ipocritamente, con quanto gli accade. In quest'accezione, la coerenza e' odiosa: ricondurre al prorio schema mentale cio' che l'infinitamente incredibile combinazione dell'universo propone.
Chi dice che cio' non e' vero, allora provi a progettare, senza fallimenti, da domani, il mondo, l'uomo, l'amore, la famiglia e l'amicizia.
Se non ci riesci, devi arrenderti e rendere necessariamente presente a te stesso che tu non puoi farci nulla, non puoi condizionare gli eventi, non devi sforzarti di far andare in un certo modo le cose (tanto non ci andranno), non devi apparire, ne' sembrare diverso da come sei, con tutti i limiti, le paure e le incertezze di cui non puoi vergognarti.
Questo riconoscimento puo' mutare un'espressione dura del volto, con le smorfie e le rughe di preoccupazione, nella risata del bambino incredulo di fronte al mondo, cioe' uno che e' pronto a tradire il padre e la madre per una cosa nuova che gli succede, infilando le dita nella corrente, correndo verso una macchina che passa per strada, infilando la testa nel forno caldo.
Il grande si preoccupa, il piccolo sperimenta.
Dovremmo essere piccoli, altrimenti avremo solo preoccupazioni e ci perderemo la realta'.
Il punto e' che mi sono dovuto forzare per non far scappare questi pensieri dalla testa.
Il punto e' che dovremmo sforzarci di accogliere senza pregiudizio gli incontri, le sensazioni, le ore che passano.
Allora di ogni cosa che ti colpisce vale la pena di pensarci e spendere la risorse scarsa che abbiamo, ossia il tempo, nel tracciarle, pensarci, riflettere.
Quindi, il punto e' capire il dolore e la dignita' di Dashiell Hammett quando ha detto alla moglie di non scrivere nulla su di lui, perche' sarebbe stata un'autobiografia con qualche riferimento ad un amico, un certo Hammett.
Quindi, il punto e' riconoscere impotentemente vero l'articolo di sabato di Langone sul Foglio, la piu' bella dichiarazione di interesse verso un altro essere umano che, al momento, ricordi ("Giovanna, fai il presepe"), e che distingue il moralismo dall'attenzione:
"Ti ricordi cosa disse il proprietario della Terrazza Calabritto quand' ci porto' il conto? Io mangiai bene e bevetti meglio ma la cena si e' fissata nella mia memoria per quella sua parola: "Attenzione". Ci avviso' dello sconto con incredibile garbo, senza la solita laidezza del ristoratore ruffiano, dicendo: "Ho avuto un'attenzione". ... Attenzione verso tutto: uomini, animali, cose."
L'attenzione salva il mondo. Essere attenti, che non vuol dire stare attenti. Significa avere a cuore, avere cura.
Per questo apprezzo Mastroianni, che era un uomo, non un attore, e che pensava che gli attori stanno sul palcoscenico, ma gli uomini no.
Per questo vale la pena aspettare fino alle tre di notte una telefonata che non arrivera' mai.
Il punto e' che siamo arrivati tristemente al punto che niente vale la pena a parte cercare di farci amici i nostri conoscenti, mentre e' il comportamento piu' vigliacco che ci possa essere.
Il punto e' che non si puo' tirare a campare, ne' tirare per campare, che la vanita' di razionalismo del mio pensiero mi ha sempre impedito (e solo con questo stato d'animo vale, altrimenti niente proibizionismi).
Se cosi' e', riconosci che non puoi interessarti solo di quello che comodamente ti attrae istintivamente (la giaccia di Loro Piana, il Foglio, la politica, l'amore, il sesso...), ma bisogna fara la fatica di rendere presente anche dolore, preoccupazione, e perche' no gioia, sorriso, sbronze e abbraccio ad un amico.
Solo cosi' ci si appassiona alla realta', e si valorizza tutto: intuisco, percependo forse solo un attimo della realta', come C.S Lewis abbia potuto scrivere il Diario di un dolore, come il mio amico M. abbia potuto sposarsi, perche' mi alzero' domani mattina per andare a lavorare dodici ore, perche' ho scritto quanto ho sentito.
Meno di questo e' un accontentarsi.
Tristemente accontentarsi dello tsunami che travolge l'esistenza.
Per questo, e non meno di questo, siamo uomini e non caporali; siamo i fessi, e non i furbi, di cui Prezzolini parlava.
Per questo, e non meno di questo, posso lavorare per il 90% del mio tempo, e cercare di vivere il 10% restante come fosse il novanta.
Per tutto questo stasera ho finito le sigarette e mi mettero' serenamente a leggere Ross MacDonald.
Se non fosse cosi', almeno in parti micron, non riuscirei ad addormentarmi, per quel poco che accade, oppure mi sveglierei con molto piu' dolore di quello che normalmente l'essere presenti a se stessi richiede.
Per questo, non per altro.
Wednesday, December 06, 2006
Cena
Ieri sera, al Mare Nostrum.
Solita ottima cena.
Il whisky era superiore: Connoisseurs Choice, Tomatin, 1988 (non ho sbagliato a scrivere, e' proprio mille novecento ottantotto).
Solita ottima cena.
Il whisky era superiore: Connoisseurs Choice, Tomatin, 1988 (non ho sbagliato a scrivere, e' proprio mille novecento ottantotto).
Sunday, December 03, 2006
Tavola parolibera che celebra la guerra, 1914
Dal libro "I futuristi. La storia, gliartisti, le opere", questa tavola mi ha colpito. E l'ho riprodotta.
Hombre que trabaja pierde tiempo precioso
In una delle ultime cene al Mare nostrum, cosi' riportava lo screen saver, come in una delle e-mail ricevute qualche tempo da Gunny.
Questo spiega perche' mi ritrovo oggi a scrivere con ritardo quasi di un mese.
Il 12 novembre, su Domenica del Sole24ore, avevo trovato (e ho conservato) l'articolo "Gli orfani del vagabondo", di Stefano Salis.
Il vagabondo e' Tom Waits.
Oltre alla solita recensione dell'ultimo disco, oltre ai riferimenti a chi lo ha influenzato (stavolta sono Cole Porter e Kurt Weill), oltre a desiderare un concerto europeo che non arriva mai, due cose degne di nota:
1.
Un passo dell'articolo: "...Quando gli chiesero quali consigli volesse dare ai giovani, nel 2000, disse: "Fatevi un tatuaggio, Saltate sui treni. Piantate un giardino e conservate i semi. Sposatevi, fate un figlio. Non mentite, non imbrogliate, non rubate. Tutti devono dare il proprio contributo. Impegnatevi ad armonizzare i diversi aspetti della vostra personalita'"....".
2.
Un passo dalle note di copertina di "Orphans":"Quando ero piccolo, pensavo che gli autori di canzoni si sedevano da soli al piano in qualche piccola e fumosa stanza, con una bottiglia e un portacenere e ogni cosa gli sarebbe arrivata come da un soffio dalla finestra e ne sarebbe uscita dal piano in forma di canzone ... E, in qualche modo, questo e' esattamente quello che succede."
I commenti sono superflui.
Questo spiega perche' mi ritrovo oggi a scrivere con ritardo quasi di un mese.
Il 12 novembre, su Domenica del Sole24ore, avevo trovato (e ho conservato) l'articolo "Gli orfani del vagabondo", di Stefano Salis.
Il vagabondo e' Tom Waits.
Oltre alla solita recensione dell'ultimo disco, oltre ai riferimenti a chi lo ha influenzato (stavolta sono Cole Porter e Kurt Weill), oltre a desiderare un concerto europeo che non arriva mai, due cose degne di nota:
1.
Un passo dell'articolo: "...Quando gli chiesero quali consigli volesse dare ai giovani, nel 2000, disse: "Fatevi un tatuaggio, Saltate sui treni. Piantate un giardino e conservate i semi. Sposatevi, fate un figlio. Non mentite, non imbrogliate, non rubate. Tutti devono dare il proprio contributo. Impegnatevi ad armonizzare i diversi aspetti della vostra personalita'"....".
2.
Un passo dalle note di copertina di "Orphans":"Quando ero piccolo, pensavo che gli autori di canzoni si sedevano da soli al piano in qualche piccola e fumosa stanza, con una bottiglia e un portacenere e ogni cosa gli sarebbe arrivata come da un soffio dalla finestra e ne sarebbe uscita dal piano in forma di canzone ... E, in qualche modo, questo e' esattamente quello che succede."
I commenti sono superflui.
Giudizio confermato
Man on fire, specialmente nella seconda parte, e' il tipo di film che vorrei vedere ogni volta che sono infastidito.
John W. Creasy e' uno di noi.
Rourke interpreta il sudbolo, il torbido, come sempre alla grande
Come diceva Prezzolini: "I fessi hanno dei princìpi. I furbi soltanto dei fini.". (Codice della vita italiana, 1921)
John W. Creasy e' uno di noi.
Rourke interpreta il sudbolo, il torbido, come sempre alla grande
Come diceva Prezzolini: "I fessi hanno dei princìpi. I furbi soltanto dei fini.". (Codice della vita italiana, 1921)
Wednesday, November 15, 2006
Pranzi.
Ieri e oggi, al ristorante Solferino, in Piazza Solferino, a Torino.
Oggi, spaghetti con bottarga di muggine.
Ieri, insalata di carciofi crudi e grana, pasta e ceci.
Buona qualita', la cucina e' classica, il prezzo abbastanza contenuto.
Oggi, spaghetti con bottarga di muggine.
Ieri, insalata di carciofi crudi e grana, pasta e ceci.
Buona qualita', la cucina e' classica, il prezzo abbastanza contenuto.
Tuesday, November 14, 2006
Thursday, November 09, 2006
A proposito di politica, non c'è niente da mangiare?
Finalmente qualcuno che continua a pensarla come me in tema gastronomico.
Riporto uno stralcio dell'articolo "Mangiar bene e ristorarsi: ma dov'e' finito l'ideale umane del cibo condiviso?" (sottotitolo: "Le guide alla ristorazione sono diventate liste di inclusione ed eslcusione concepite in base a criteri imperscrutabili (o fin troppo palesi). E noi ci domandiamo: perche' mai dovremmo apprezzare vivande preparate da gente annoiata per gente annoiata?"), pubblicato sul Domenicale di sabato 4 novembre, di Gianluca Montinaro.
"...
Ispirandosi a spagnoli e inglesi (nota mia: si parla dei giovani chef che hanno invaso giornali e tv) utilizzano sifoni e cotture sottovuoto, fanno largo uso di sushi, piatti e piattini per scomporre le loro preparazioni che, accostando il caldo col freddo, il dolce col salato, inseguono un fare cucina che non e' piu' la soddisfazione di un bisogno essenziale (quello del mangiare) ma futilmente il divertimento fine a se stesso, scaturito dal freddo virtuosismo tecnico (nota mia: mi ricordo di un entree al ristorante "Les petits plats canailles du beurre blanc" in cui, al gusto, non riuscivo a capire se stessi mangiando fois gras, riduzione di pomodori e melanzane, o che altro...).
E' una cucina costosa, per palati fusi ... fatta da persone annoiate per persone annoiate. E' la cucina della continua ricerca di novita', del continuo gridare all'invenzione del grande piatto; la cucina del "re nudo", fatta per un pubblico modaiolo e disattento (nota mia: qui esagera), fugace...
E' ovviamente la cucina piu' amata dai critici gastronomici che sempre hanno bisogno di qualcosa di nuovo da pompare e commentare... la cucina delle tagliatelle con sugo di pollo e gelato di basilico, degli agnolotti serviti dentro un biberon, del midollo di pesce spada con birra e lattuga. Se solo ora si inventa un piatto a base d'aglio, salmone, marmellata, salsiccia e marron glaces e lo si spaccia come speciale sara' mica che nessuno l'ha mai fatto prima, perche' in realta' fa schifo?
...
E infine c'e' un altro modo di fare cucina, quello classico, raffinato, certo costoso, ma civile e comprensibile, capace di regalare grandi emozioni, atto d'amore degli chef nei confronti della loro terra, dei loro prodotti, della loro storia, del loro lavoro e dei loro clienti che, spesso, fanno anche centinaia di chilometri per sedersi a una di queste preziose tavole. E' la cucina del territorio raffinata e nobilitata (memore delle grandi lezioni di Mirella e Peppino Cantarelli e di Franco Colombani), servita in ambienti caldi ed eleganti, capaci di trasmettere emozioni che non solo riempiono lo stomaco ma il cervello e il cuore.
...
E' la cucina di autentici artisti, modesti e grandi allo stesso tempo: Antonio e Nadia Santini, Luisa Valazza, Romano Tamani, Walter Eynard, Philippe Leveille, Antonio Gavazzi, Lucio Pompili, la famiglia Bolzoni, Silvana Ferrari, Tano e Alessandra Martini, Mary Barale, Alceo e Grazia Rapa, Peiro Bertinotti, Antonella Scardovi, Gianfranco Bolognesi; una cucina che non ha bisogno di infingimenti, di complicazioni, di assurdita'.
..."
Non e' certo tenero...
Riporto uno stralcio dell'articolo "Mangiar bene e ristorarsi: ma dov'e' finito l'ideale umane del cibo condiviso?" (sottotitolo: "Le guide alla ristorazione sono diventate liste di inclusione ed eslcusione concepite in base a criteri imperscrutabili (o fin troppo palesi). E noi ci domandiamo: perche' mai dovremmo apprezzare vivande preparate da gente annoiata per gente annoiata?"), pubblicato sul Domenicale di sabato 4 novembre, di Gianluca Montinaro.
"...
Ispirandosi a spagnoli e inglesi (nota mia: si parla dei giovani chef che hanno invaso giornali e tv) utilizzano sifoni e cotture sottovuoto, fanno largo uso di sushi, piatti e piattini per scomporre le loro preparazioni che, accostando il caldo col freddo, il dolce col salato, inseguono un fare cucina che non e' piu' la soddisfazione di un bisogno essenziale (quello del mangiare) ma futilmente il divertimento fine a se stesso, scaturito dal freddo virtuosismo tecnico (nota mia: mi ricordo di un entree al ristorante "Les petits plats canailles du beurre blanc" in cui, al gusto, non riuscivo a capire se stessi mangiando fois gras, riduzione di pomodori e melanzane, o che altro...).
E' una cucina costosa, per palati fusi ... fatta da persone annoiate per persone annoiate. E' la cucina della continua ricerca di novita', del continuo gridare all'invenzione del grande piatto; la cucina del "re nudo", fatta per un pubblico modaiolo e disattento (nota mia: qui esagera), fugace...
E' ovviamente la cucina piu' amata dai critici gastronomici che sempre hanno bisogno di qualcosa di nuovo da pompare e commentare... la cucina delle tagliatelle con sugo di pollo e gelato di basilico, degli agnolotti serviti dentro un biberon, del midollo di pesce spada con birra e lattuga. Se solo ora si inventa un piatto a base d'aglio, salmone, marmellata, salsiccia e marron glaces e lo si spaccia come speciale sara' mica che nessuno l'ha mai fatto prima, perche' in realta' fa schifo?
...
E infine c'e' un altro modo di fare cucina, quello classico, raffinato, certo costoso, ma civile e comprensibile, capace di regalare grandi emozioni, atto d'amore degli chef nei confronti della loro terra, dei loro prodotti, della loro storia, del loro lavoro e dei loro clienti che, spesso, fanno anche centinaia di chilometri per sedersi a una di queste preziose tavole. E' la cucina del territorio raffinata e nobilitata (memore delle grandi lezioni di Mirella e Peppino Cantarelli e di Franco Colombani), servita in ambienti caldi ed eleganti, capaci di trasmettere emozioni che non solo riempiono lo stomaco ma il cervello e il cuore.
...
E' la cucina di autentici artisti, modesti e grandi allo stesso tempo: Antonio e Nadia Santini, Luisa Valazza, Romano Tamani, Walter Eynard, Philippe Leveille, Antonio Gavazzi, Lucio Pompili, la famiglia Bolzoni, Silvana Ferrari, Tano e Alessandra Martini, Mary Barale, Alceo e Grazia Rapa, Peiro Bertinotti, Antonella Scardovi, Gianfranco Bolognesi; una cucina che non ha bisogno di infingimenti, di complicazioni, di assurdita'.
..."
Non e' certo tenero...
Tuesday, November 07, 2006
The departed
Scorsese ha realizzato un film per il quale l'Oscar sarebbe finalmente meritato.
Devo ricredermi su Di Caprio, formidabile, meno su Matt Damon, Jack Nicholson e' una maschera insuperabile.
Se la storia fosse durata 10 minuti in meno, sarebbe stata forse, sottolineo forse, piu' vera ed essenziale, evitando la pleonastica vittoria, tirata per i capelli, del bene sul male; d'altro canto, pero', il titolo non sarebbe stato giustificato senza ammazzamenti...
Devo ricredermi su Di Caprio, formidabile, meno su Matt Damon, Jack Nicholson e' una maschera insuperabile.
Se la storia fosse durata 10 minuti in meno, sarebbe stata forse, sottolineo forse, piu' vera ed essenziale, evitando la pleonastica vittoria, tirata per i capelli, del bene sul male; d'altro canto, pero', il titolo non sarebbe stato giustificato senza ammazzamenti...
Monday, November 06, 2006
Rugby test match
Ho i biglietti, tribuna laterale coperta!
Italia - Australia, sabato 11 novembre, Stadio Flaminio, ore 15.00
Italia - Australia, sabato 11 novembre, Stadio Flaminio, ore 15.00
Man on fire
Domenica scorsa, 30 ottobre, sono rientrato tardi in albergo e ho visto un breve pezzo di un film su Sky Cinema 1.
Passaggi violenti, trama incalzante, espressioni essenziali.
Il film e' "Man on fire - L'uomo della vendetta", con Denzel Washington; una parte e' riservata anche a Giancarlo Giannini.
Ieri ho trovato il film in dvd, prossimamente lo vedro' interamente, con calma (140 min.), e vedro' se confermare il giudizio.
Passaggi violenti, trama incalzante, espressioni essenziali.
Il film e' "Man on fire - L'uomo della vendetta", con Denzel Washington; una parte e' riservata anche a Giancarlo Giannini.
Ieri ho trovato il film in dvd, prossimamente lo vedro' interamente, con calma (140 min.), e vedro' se confermare il giudizio.
Espressioni memorabili
Quelle di Gini e di David Lynch...
Ieri Gini:
"A casa del gentiluomo, prima la donna e poi l'uomo"
"Ognuno alla casa se', zitt' tu e zitt' je"
L'altro giorno Lynch:
"Stay out of the way"
Ieri Gini:
"A casa del gentiluomo, prima la donna e poi l'uomo"
"Ognuno alla casa se', zitt' tu e zitt' je"
L'altro giorno Lynch:
"Stay out of the way"
Domenica a pranzo
Perche' ogni santa domenica, a pranzo, volendo ascoltare le notizie importanti dalla Tv di Stato, bisogna sorbirsi l'intervista mattutina a Prodi (che passeggia con la solita maglia con la zip - ne avra' mille? - e la cravatta sotto) su temi importanti rispetto ai quali sentiamo dispensare miti consigli da buon priore?
Ducasse
Pare ci siano possibilita' che Alain Ducasse rilevi il ristorante Jules Verne alla Torre Eiffel.
Style
Qualche buono spunto da Style, settimanale del Corriere della Sera, di giovedi' 2 novembre.
1.
Nell'articolo dedicato a "Dieci grandi registi", trovo con sorpresa, accanto a Lynch, Scorsese, etc., il nostro Darren Aronofsky!
""Un cinefilo hip hop", cosi' si definisce Darren Aronofsky, classe 1969. Al suo esordio con Pi, nel 1998, Time, Entertainment Weekly e Variety lo elessero talento del cinema prossimo venturo. Giudizio ripututo nel 200 con Requiem for a Dream. Oggi il suo discusso The Fountain e' al centro di dibattiti che mettono in discussione il suo talento "orgogliosamente sregolato".
Il suo stile?
Unisco cinema tradizionale, suggestioni visive dell'animazione e elementi di psycho-thriller. Sono convinto che si possono mitigare mitologia e tecnologia.
Un momento di assoluta felicita'?
Quando realizzai Pi, copione surreale sulla ricerca delle misure di un cerchio, e vinsi tutti i premi al Sundance. Pensai che dalla vita avevo avuto tutto.
...
Pregi e difetti?
Non uso colonie, non ho un guardaroba di lusso; ogni tanto mi annoia farmi la barba. (nota mia: questa l'ho gia' sentita...!)
L'attrice dei sogni di ragazzo?
Natalie Wood. E il regista che avrei voluto essere e' Alfred Hitchcock se, oltre ai suoi capolavori, avesso diretto anche il Dottor Stranamore di Kubrik."
2.
A pagina 156, per "Andar per cena", e' segnalata "Trattoria Masuelli San Marco", in viale Umbria 80 a Milano. Ci sono passato diverse volta, ma non sono mai entrato, proveremo.
""A chi lo desidera, una spruzzatina di pepe macinato fresco sulla pasta e fagioli cosi' densa da far restare in piedi il cucchiaio". Cosi' il patron Pino illustra questo piatto, che non manca mai nel suo menu. Tra gli antipasti: lardo, acciughe e aringhe di barile servite con burro, cosi' delicate e tenere. Poi, in alternativa ai borlotti, zuppa di lenticchie di Castelluccio, i classici agnolotti alla piemontese con il ragu' di carne "di una volta", come recita lo chef. E ancora il cotechino con fonduta, lo stracotto alla barbera, la bagna cauda. Insomma, piatti sempre piu' difficili da trovare, specialmente in una citta' come Milano. La cantina, tra l'altro, offre il meglio della produzione piemontese."
1.
Nell'articolo dedicato a "Dieci grandi registi", trovo con sorpresa, accanto a Lynch, Scorsese, etc., il nostro Darren Aronofsky!
""Un cinefilo hip hop", cosi' si definisce Darren Aronofsky, classe 1969. Al suo esordio con Pi, nel 1998, Time, Entertainment Weekly e Variety lo elessero talento del cinema prossimo venturo. Giudizio ripututo nel 200 con Requiem for a Dream. Oggi il suo discusso The Fountain e' al centro di dibattiti che mettono in discussione il suo talento "orgogliosamente sregolato".
Il suo stile?
Unisco cinema tradizionale, suggestioni visive dell'animazione e elementi di psycho-thriller. Sono convinto che si possono mitigare mitologia e tecnologia.
Un momento di assoluta felicita'?
Quando realizzai Pi, copione surreale sulla ricerca delle misure di un cerchio, e vinsi tutti i premi al Sundance. Pensai che dalla vita avevo avuto tutto.
...
Pregi e difetti?
Non uso colonie, non ho un guardaroba di lusso; ogni tanto mi annoia farmi la barba. (nota mia: questa l'ho gia' sentita...!)
L'attrice dei sogni di ragazzo?
Natalie Wood. E il regista che avrei voluto essere e' Alfred Hitchcock se, oltre ai suoi capolavori, avesso diretto anche il Dottor Stranamore di Kubrik."
2.
A pagina 156, per "Andar per cena", e' segnalata "Trattoria Masuelli San Marco", in viale Umbria 80 a Milano. Ci sono passato diverse volta, ma non sono mai entrato, proveremo.
""A chi lo desidera, una spruzzatina di pepe macinato fresco sulla pasta e fagioli cosi' densa da far restare in piedi il cucchiaio". Cosi' il patron Pino illustra questo piatto, che non manca mai nel suo menu. Tra gli antipasti: lardo, acciughe e aringhe di barile servite con burro, cosi' delicate e tenere. Poi, in alternativa ai borlotti, zuppa di lenticchie di Castelluccio, i classici agnolotti alla piemontese con il ragu' di carne "di una volta", come recita lo chef. E ancora il cotechino con fonduta, lo stracotto alla barbera, la bagna cauda. Insomma, piatti sempre piu' difficili da trovare, specialmente in una citta' come Milano. La cantina, tra l'altro, offre il meglio della produzione piemontese."
Wednesday, November 01, 2006
Raucone.
Il Corriere e' quello che e', anche nella sezione spettacoli.
Lunedi' 30 ottobre.
Prima ti rallegri perche' c'e' un articolo su Tom Waits, poi leggi il titolo di testa ("Canto contro la guerra che ha generato i kamikaze ... ") e dici ci risiamo.
Ma non si puo' scrivere di musica senza questi riferimenti? E i Green Day (Wake me up when september ends, magica) sono contro Bush, e Tom Waits e' contro Bush, e i Rolling Stones stanno con Clinton, e Bono Vox sta con Clinton, e non se ne puo' piu'!
All'unica rockstar (Geldof) che si e' permessa di dire che Bush ha aiutato l'Africa piu' di Clinton hanno dato del matto o l'hanno accusato di essere al soldo della CIA (un po' come Deaglio per aver pubblicizzato il lavoro su 9/11 di Popular Mechanics).
Pazienza.
Insomma il 17 novembre esce il triplo album di raucone: "Orphans: Brawlers, Bawlers and Bastards".
"...
Quando avevo vent'anni pensavo di essere invincibile ...
E' come pattinare su un rasoio, amoreggiando con lui tutto il tempo.
..."
____
Ieri sera cena alla Cantinetta, in via Ripamonti a Milano.
Filetto media cottura.
Rosso di Montalcino Barbi.
Lunedi' 30 ottobre.
Prima ti rallegri perche' c'e' un articolo su Tom Waits, poi leggi il titolo di testa ("Canto contro la guerra che ha generato i kamikaze ... ") e dici ci risiamo.
Ma non si puo' scrivere di musica senza questi riferimenti? E i Green Day (Wake me up when september ends, magica) sono contro Bush, e Tom Waits e' contro Bush, e i Rolling Stones stanno con Clinton, e Bono Vox sta con Clinton, e non se ne puo' piu'!
All'unica rockstar (Geldof) che si e' permessa di dire che Bush ha aiutato l'Africa piu' di Clinton hanno dato del matto o l'hanno accusato di essere al soldo della CIA (un po' come Deaglio per aver pubblicizzato il lavoro su 9/11 di Popular Mechanics).
Pazienza.
Insomma il 17 novembre esce il triplo album di raucone: "Orphans: Brawlers, Bawlers and Bastards".
"...
Quando avevo vent'anni pensavo di essere invincibile ...
E' come pattinare su un rasoio, amoreggiando con lui tutto il tempo.
..."
____
Ieri sera cena alla Cantinetta, in via Ripamonti a Milano.
Filetto media cottura.
Rosso di Montalcino Barbi.
Subscribe to:
Posts (Atom)