Saturday, December 17, 2005

Verita' assoluta: gli italiani stanno diventando poveri (sic!)

Fatti:

1.
Indice dei prezzi al consumo, fonte Istat; periodo di riferimento: Settembre 05. Dati diffusi il: 14 ottobre 2005.

"Le rilevazioni correnti sui prezzi al consumo svolte dall'Istituto nazionale di statistica danno luogo ad un sistema di indici costituito da:
- indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettivita' (NIC);
- indice nazionale dei prezzi al consumo per famiglie di operai e impiegati(FOI);
- indice dei prezzi al consumo armonizzato per i paesi dell'Ue (IPCA).

Ai sensi della legge 5.2.1992, n. 81, i due indici nazionali, espressi entrambi in base 1995=100, sono calcolati anche al netto dei consumi dei tabacchi.

Nel mese di settembre 2005 l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettivita' comprensivo dei tabacchi e' stato pari a 127.7, registrando una variazione nulla rispetto al mese di agosto 2005 e una variazione di piu' 2.0 % rispetto allo stesso mese dell'anno precedente; al netto dei tabacchi l'indice nazionale dei prezzi al consumo per l'intera collettivita', pari a 127.3, ha presentato nel mese di settembre 2005 una variazione congiunturale nulla e una variazione tendenziale di piu' 1.8 %."

Si confrontino i dati esposti, relativi ai prezzi al consumo, con quelli riportati di seguito, relativi alle retribuzioni.

Contratti collettivi, retribuzioni contrattuali e conflitti di lavoro; periodo di riferimento: Settembre 05. Dati diffusi il: 26 ottobre 2005.
"Alla fine di settembre 2005 i contratti collettivi nazionali di lavoro, per i quali e' in vigore la parte economica, riguardano il 58.7 % degli occupati dipendenti rilevati in occasione del ribasamento degli indici (dicembre 2000); ad essi corrisponde una quota pari al 59.1 % del monte retributivo osservato.
Nel mese di settembre 2005 l'indice delle retribuzioni contrattuali orarie, con base dicembre 2000=100, risulta pari a 113.4, con una variazione di piu'
0.3 % rispetto al valore del mese precedente e un incremento del 3.1 % rispetto a settembre 2004. L'aumento registrato nel periodo gennaio-settembre 2005, rispetto al corrispondente periodo dell'anno precedente, e' del 3.3 %."


La giusta obiezione relativa alla non confrontabilita' degli indici perche' riferiti ad anni base diversi (1995 per IPC e 2000 per retribuzioni) credo possa essere rigettata sulla base del seguente ragionamento.

Obiezione: nell'arco temporale compreso tra il primo anno base (1995) ed il secondo anno base (2000), ci sono state variazioni dell'indice dei prezzi al consumo che lo hanno portato ad una valore molto diverso dalla sua base, per esempio 150; pertanto, l'1.8% di 150 e' maggiore dell'1.8 % di 100 (in tale ipotesi si e' assunto un aumento costante dell'IPC dell'8% per anno (!!) dal 1995 al 2000, variazione che porterebbe l'indice da 100 a 146 circa).

Tuttavia, anche assumendo tale ipotesi, vediamo che il confronto tra IPC e indice delle retribuzioni e' sempre a favore di quest'ultimo:

IPC: 1.80% di 150 = 2.7
Retribuzioni: 3.3% di 100 (assumendo che la base 100 del 2000 sia sempre rimasta stabile e non sia mai cresciuta) = 3.3.


2.

In riferimento ad un ampio articolo del Corriere della Sera, del 1° giugno 2005, dedicato ai conti pubblici dell'Italia, compare una sezione intitolata: "Censis: piu' ricchezza ma per pochi."
Si puo' effettuare un breve confronto tra alcuni passi dell'articolo e la fonte ("Gli italiani tra patrimonio e reddito. Come e quanto ci siamo patrimonializzati", Roma, 1 giugno 2005, scaricabile direttamente dal sito del Censis):

a.
Innanzitutto il titolo dell'articolo del Corriere della Sera: "piu' ricchezza ma per pochi".
Se leggo bene, per me significa: "la ricchezza e' aumentata solo per i piu' ricchi, ma non per le altre classi di reddito".
Nel rapporto Censis, traspare, a mio parere, qualcosa di diverso (riporto direttamente la fonte):
"Negli ultimi dieci anni la quota di patrimonio totale detenuta dal 5% delle famiglie piu' ricche in Italia e' passata dal 27% al 32% della ricchezza totale, indicando un fenomeno di concentrazione dei patrimoni. ... la creazione di nuove rendite e l’irrobustimento dei patrimoni familiari, in sostanza non riguarda tutti in eguale misura, ma e' molto piu' accentuato negli strati sociali caratterizzati gia' da elevati livelli di reddito."

b.
Passiamo poi alla prima frase dell'articolo, secca come una sentenza:
"Patrimoni in crescita, ma solo per poche famiglie."
Se leggo bene, per me significa: "solo i patrimoni di poche famiglie sono aumentati; i patrimoni della maggior parte delle famiglie non sono aumentati".
Nel rapporto Censis, traspare, a mio parere, qualcosa di diverso (anche in questo caso riporto direttamente la fonte):
"a) tra la fine degli anni ‘90 e oggi si e' registrato un consistente aumento delle attivita' finanziarie in possesso delle famiglie italiane..."
"b) il saldo tra attivita' finanziarie e passivita' (debiti delle famiglie) risulta sempre positivo ..."

c.
Un'ultima pignoleria:
Nell'articolo si legge: "L'incremento piu' accentuato delle attivita' finanziarie detenute dai nuclei familiari si e' registrato tra il 2002 e il 2003 (+6%)".
La fonte riporta: "... una prima forte accelerazione delle attivita' finanziarie detenute dalle famiglie si e' registrata tra il 2001 e il 2002 (+6%).... Ancora piu' forte l’accelerazione tra il 2003 e il 2004 (+8,8%)".

Wednesday, December 14, 2005

The grifters.

Finito di leggere "I truffatori" (titolo originale "The grifters"), di Jim Thompson.
Thompson piu' maturo e cinico, campo ridotto di azione, meno spazio a personaggi strampalati, presenza di brevi considerazioni dei personaggi riconducibili alle sue idee personali.

Thursday, December 08, 2005

No direction home.

Visto "No direction home", il documentario di Scorsese su Bob Dylan.

Non mi soprendo quando Dylan dice che "A Hard Rain's A-Gonna Fall" non voleva rappresentare alcun monito contro il fallout nucleare, anzi forse non sapeva bene neanche lui quale fosse il significato di quella canzone. Si sarebbe divertito a sentire quello che i critici avrebbero detto in proposito.

"It's not atomic rain, it's just a hard rain."

Eppure una generazione di persone l'ha eletta a proprio slogan, l'ha strumentalizzata durante la guerra fredda e la crisi missilistica con Cuba.

Ecco che cosa dice ancora oggi James G. Blight, Professor of International Relations (Research) at Brown University's Watson Institute for International Studies:

"On the evening of October 26, 1962, a young 22-year-old man for Minnesota was holed up in a basement apartment in Greenwich Village owned by the folksinger, Dave Van Ronk. He was known as Bob Zimmerman, but by that time had preferred the name Bob Dylan. And that night, Bob Dylan wrote a song called "Hard Rain-- A Hard Rain’s A-Gonna Fall". A hard rain of missiles, a hard rain of atmospheric fallout."

(Da: "On the Brink: The Cuban Missile Crisis", with Arthur M. Schlesinger Jr., Theodore Sorensen, Sergei Khrushchev and Josefina Vidal; Moderated by James G. Blight and Introduced by Caroline Kennedy, John F. Kennedy Library and Foundation, October 20, 2002. Fonte: JFK Library).

Per inciso, James G. Blight, insieme a Janet M. Lang, "served as principal, substantive advisors to Morris and McNamara, throughout the planning, production, and premiers" di "The Fog of War" (Fonte: Watson Institute) (su "The fog of War" vedi post del 2005/11/24).

Non ci si puo' fidare proprio di nessuno, tantomeno delle relazioni implicite.

Monday, December 05, 2005

Bocuse.

Dal Corriere della Sera di oggi, pagina 23.

"Rinnego la nouvelle cuisine. E' una rivoluzione tradita".
Memorie di Paul Bocuse, 80 anni, lo chef che ha cambiato le regole in tavola "Non credo a mini porzioni in maxi piatti. Il segreto? L' amore delle donne".

"Quando mio padre ottenne la prima stella, nel 1958, la gente non veniva al ristorante per mangiare le tende. Quando la Michelin ci diede la seconda, c'erano ancora tovaglie di carta e il bagno era in cortile."

Per restare in tema, aggiungo una nota di Raspelli su Gualtiero Marchesi: "un bicchierino di incomprensibile inutile mousse di melanzane apre i cortesi assaggini pre antipasto".

Monday, November 28, 2005

Cena.

Cena al ristorante Sotto la Mole, Torino.

Culatello con focaccia tiepida.
Agnolotti al velo, ossia con olio a crudo, serviti su un tovagliolo in un cestino di vimini. L'interno degli agnolotti e' composto da arrosto di vitello, arrosto di maiale, riso e scarola.
Assaggio di formaggi vaccini della val di Susa, Raschiera d'alpeggio e Toma.
Insalata verde.
Tortino ai tre cioccolati.
Birra Pedavena.

Friday, November 25, 2005

USA e Palestina.

Verita' assoluta:

"Gli Stati Uniti d'America non aiutano la Palestina".

Fatti:

1.
Analizziamo gli aiuti umanitari degli Stati Uniti verso la Palestina (Fonte: Financial Tracking Services (FTS), Tracking Global Humanitarian Aid Flows; estrazione del 14-11-2005. Sito internet: FTS).

Dal 1-1-2005 al 14-11-2005, gli Stati Uniti hanno contribuito negli aiuti umanitari alla Palestina per un importo di 30.835.076 USD.

Gli aiuti fanno parte principalmente dei seguenti programmi: "World Food Program" (10.735.076 USD) e "United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East" (20.000.000 USD).

La cifra versata dagli Stati Uniti e' pari al 12% circa dell’importo complessivo del periodo, ossia oltre 270 milioni di dollari; tra i principali contributori: Giappone 32%, ECHO European Commission 18%, Stati Uniti 12%, Arabia Saudita 7%.

2.

Analizziamo il "Report of the Commissioner-General of the United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East. 1 July 2004-30 June 2005. General Assembly, Official Records, Sixtieth Session, Supplement No. 13 (A/60/13)" (Fonte: Sito UNRWA).

Per completezza, ricordo che l'UNRWA rappresenta "The United Nations Relief and Works Agency for Palestine Refugees in the Near East (UNRWA) ... established pursuant to General Assembly resolution 302 (IV) of 8 December 1949" (fonte: documento di cui al punto precedente).

A pagina 1 del documento si legge quanto segue:

"4. UNRWA operations are almost wholly funded through voluntary contributions
from Member States and other entities. The constraints posed by the unpredictability of funding over the medium term are lessened to a certain extent by the readiness of some of the Agency’s major donors to provide unearmarked funds to the UNRWA regular budget. The Agency’s 10 largest donors for 2004, who together provide almost 90 per cent of its current cash income, are, in descending order: the European Commission, the United States of America, the United Kingdom of Great Britain and Northern Ireland,
Sweden, Norway, the Netherlands, Canada, Switzerland, Japan and Italy."

A pagina 91, la tabella 11 riassume i dati relativi alle "Contributions by Governments and the European Community (in cash and in kind), 1 January 2004-31 December 2004, Actual receipts in United States dollars).

I dati della tabella riportano, per gli Stati Uniti d'America (Total 2004 contributions), una grandezza pari a 127.416.312 USD, pari al 28% delle contribuzioni complessive.

L'importo versato dagli Stati Uniti e' composto per il 66% da "regular budget", per il 31% da "emergency appeal" e per il restante 3% da "projects".

Opinioni.

Con riferimento al post di ieri (Podhoretz), ho riflettuto su questo punto: le discussioni e le opinioni politiche, da quelle che nascono nel bar sotto casa a quelle si sviluppano in consessi prestigiosi, risultano spesso basate su informazioni parziali, oppure non corrette, a volte addirittura inventate.

Questo accade per due ragioni: (i) per ingenua fiducia nelle notizie che recepiamo dai media, (ii) per precisa volonta' di inganno da parte degli interlocutori.

Le discussioni prevalenti che mi capita di affrontare, non avendo io incarichi istituzionali e prestigiosi, sono quelle “combattute” al bar, oppure cordialmente durante la cena al ristorante con gli amici.

Posso quindi assumere, generalmente e per semplicita', una assenza diretta di interessi tra gli interlocutori in merito ai temi trattati; di conseguenza, in tale ambito, la distorsione delle informazioni nasce probabilmente soltanto per pigrizia e assenza di curiosita', oppure per colpa della trincea ideologia, mascherando dietro un banale “l’ho-sentito-dire-dal-giornale-l’ha-detto-la-tv” l’assenza di una verifica diretta della fonte o, quantomeno, di approfondimento.

Il rischio, in quest’esclation di menzogna, e' che si giunga a comunicare per slogan, anche all’interno di quei prestigiosi consessi menzionati in precedenza, riducendo a teatrino il dibattito su temi importanti; la discussione vede prevalere, di conseguenza, chi manipola meglio le informazioni a propria disposizione, oppure chi padroneggia la retorica.

Come risultato finale, per uno dei due interlocutori, il tema di fondo si sposta dalla discussione dialettica, sia essa politica, etica, morale o religiosa, alla necessita' di legittimazione delle proprie ipotesi, specialmente quando queste divergono dal leit motiv comune.

Vorrei quindi, nei limiti del possibile e come hobby, divertirmi a contraddire gli slogan e i luoghi comuni che la politica nazionale e internazionale propongono come verita' assoluta, tentando attraverso un approccio razionale la ricerca di una rappresentazione della realta' che risulti meno distorta possibile.

L'esercizio logico di lettura critica delle informazioni e' prodromico ad una discussione senza pregiudizi, evitando, oppure tentando di evitare, che gli eventi si trasformino, come troppo spesso accade, direttamente in opinioni distorte, precludendo la possibilita' di qualsiasi valutazione e analisi intellettuale.

Limito il piu' possibile i commenti, lasciando spazio soltanto ai dati.

Vale la regola che anche un solo dato contrario inficia lo statement.

Thursday, November 24, 2005

Contro l'ONU.

Qualche giorno fa ho terminato la lettura del libro di Christian Rocca: "Contro l'Onu. Il fallimento delle Nazioni Unite e la formidabile idea di un'alleanza tra le democrazie", casa editrice Lindau, collana "I Draghi".

Elenca una serie di dati incontrovertibili per sostenere l'ipotesi del titolo del libro, citando accuratamente le fonti. Difficile non essere d'accordo, al di la' di qualche eccesso nell'uso dei nessi logici che rischiano cadere nello strumentalismo.

Podhoretz, di cui ho cominciato a leggere "La quarta guerra mondiale: come e' cominciata, che cosa significa e perche' dobbiamo vincerla" (vedi post del Bandito, 27-01-2005), appare invece piu' maturo e pacato nella riflessione pur sostenendo, di fatto, posizioni molto radicali, interventiste ed ovviamente a sostengo della politica estera americana.

L'eccesso di foga, oppure l'eccessiva autorefenzialita', nell'esposizione dell'analisi rischia infatti di diventare controproducente, spostando l'attenzione dell'interlocutore dall'oggetto della discussione alla risposta all'aggressivita' verbale o documentale.

Ho notato questa differenza di atteggiamento tra Podhoretz da un lato, e Christian Rocca, Magdi Allam e Oriana Fallaci dall'altro.

Ne abbiamo parlato piu' volte anche noi ultimamente (cena a Pescara, serata a Liegi, etc.).

Fog of war.

Visto, in italiano, "The Fog of War".
Credo che McNamara sia una delle persone piu' capaci di cui ho sentito parlare.
Per quanto riguarda il film, il commento e' piu' che positivo.

Monday, November 14, 2005

Radical chic.

A proposito di Radical Chic.
Ho letto, meglio tardi che mai, l'omonimo libro di Tom Wolfe, dai cui e' scaturita la definizione.
Acuto, brillante, credo si possa definire satira, vera.

Thursday, November 10, 2005

The King of the conflict of interests.

Da Il Foglio.

The King of the conflict of interests - Bloomberg vince stravotato dai liberal, del conflitto non gliene frega niente

Il multimilionario Bloomberg e' stato rieletto sindaco di New York con 20 punti percentuali piu' del rivale Ferrer. Un risultato eccezionale, nella citta' piu' liberal dell’East Coast. Il plebiscito di sinistra e radical chic per il magnate del partito di Bush e' interessante per due motivi. Dimostra come la cultura civica e istituzionale degli americani sia superiore alla nostra e che il gap sara' colmato quando ci libereremo della sindrome da curva sud. Ma l’elezione di Bloomberg e' ancora piu' importante per la scomparsa dell’arma di propaganda della sinistra italiana: il conflitto di interessi. Un argomento che i liberal avevano usato quattro anni fa e che il 29 agosto 2002 il Conflicts of Interests Board di New York giudico' risolto nel momento in cui il sindaco si dimise dalle cariche manageriali, rimanendo mero proprietario. Bloomberg e' il fondatore e il proprietario della Bloomberg L.P., un gruppo che fornisce notizie e analisi finanziarie a banche e istituzioni. E’ proprietario di un’agenzia di stampa, di una radio e di una tv. E’ socio della Merrill Lynch e detiene quote di 85 societa' quotate. Ha obbligazioni milionarie della citta' che governa. Tutto cio' e' consentito e non e' tema di battaglia politica. La legge gli consente di non svelare con esattezza i suoi averi, tanto che ogni anno il suo portavoce fa vedere ai giornalisti solo per due ore una versione censurata della dichiarazione dei redditi. Il Conflicts of Interests Board gli ha concesso di occuparsi delle faccende che riguardano il valore delle sue proprieta': puo' condurre operazioni di vendita o di acquisto, anche parziale, delle sue attivita'. Ai radical chic di New York non gliene frega niente.

Wednesday, November 09, 2005

Cena.

Cena al ristorante L'Agrifoglio, Torino.

Zuppa di orzo e fagioli.
Scaloppa al rosmarino e nocciole, con costine olio e limone.
Ardbeg.

Monday, November 07, 2005

Cena.

Antico Forno Roscioli, Via Giubbonari 21, Roma.

Prosciutto e caciocavallo.
Bombolotti all'amatriciana.
Fondue di cioccolato al 70% con frutta.
Menabrea.

Sunday, October 30, 2005

Chiedi alla polvere - John Fante

Si', e' una rivelazione! Leggete John Fante, leggete John Fante e le storie del suo Arturo Bandini e scoprirete un mondo nuovo. Si', proprio cosi', leggete “Ask the dust”, vi sembrera' di sentir parlare ogni abitante di questo vecchio mondo.
Bandini e la sua macchina da scrivere! Ma in quel racconto non c’e' soltanto Arturo Bandini, no, c’e' anche Camilla testa vuota e poi Vera la deforme; in quel racconto c’e' un pezzo di ognuno di noi. Ci sono gli alti bassi della nostra vita, del nostro lavoro, o studio che sia, c’e' l’esaltazione delle nostre aspirazioni e il dubbio del fallimento.
I sogni del mondo si infrangono sulle onde dell’assolata California degli anni ‘40, nella marijuana di Camilla fumata nell’armuar e nei buchi di Vera, Dio mio che scherzo ingeneroso.
E poi all’improvviso le speranze tornano a galla, cocciute e prepotenti a galla, grazie alla ritrovata vena creativa di Arturo Bandini, il grande scrittore, e la riscoperta della sua cara mamma e delle immagini che ha di lei, il devoto figlio Bandini.
Ma e' tutto cosi' distante dalla California dei Doors e di Venice Beach, da Albert Hoffman e dai Beach Boys, anche se qualche good vibrations riesce comunque ad arrivare.
Non ci sono i locali alla moda, in quel di Bunker Hill; in quelle strade trovate uno spacciatore d’oppio e un malato di tubercolosi che si rifugia in una baracca nel deserto. Il deserto e' il demonio che l’uomo deve battere per tenersi vivo, ve lo dice Bandini, che si muove tra squallidi buffet e macchine sgangherate, cosi' care al vecchio Bukowski, prepotentemente ispirato nei suoi libri dalle storie di Arturo Bandini, si' il grande scrittore Bandini, quel buono a nulla di Bandini.
E' la storia di due ragazzi, uno di questi e' appunto Bandini il buono, il violento, lo scrittore; l’altra e' Camilla, la sognatrice, l’innamorata di Sammy, l’odiata messicana Camilla dalle scarpe detestabili.
In mezzo a loro ricorrono personaggi tanto marginali quanto influenti, soprattutto nel condizionamento economico dei due protagonisti. Tutto sommato tipi strani anche loro, oppure strani perche' descritti attraverso gli occhi di Arturo, il dago.
Si', il problema economico e' un bel problema nella vita di un ragazzo che decide di vivere in un albergo di Los Angeles per inseguire la sua passione di scrittore, ah quel Bandini! Ma di certo non e' il problema piu' pressante, ah no, i soldi non sono affatto un problema per quel generoso di Bandini! Piuttosto l’amore, quello si' che gli tarla la testa e il cuore!
Si', leggete Fante, l’italoamericano idolo di Bukowski e non ve ne pentirete. Parola di A.C. Bandini.

Sunday, October 23, 2005

Gita a Liege, da Gunny.

Venerdi' 21

Jupiler al Pot au lait.


Sabato 22

Pranzo al ristorante L'ombra, al 2 di Rue Saint-Denis. Tagliere con prosciutto, salame, mortadella. Carpaccio di manzo.

Cena al ristorante Les Petits Plats Canailles du Beurre Blanc, al 5 di Rue du Pont. Cervo, lepre con mango, maialino di latte. La "Guide Michelin Benelux" del 2005 lo cita nella nuova categoria "Bib Gourmand", ossia "Repas soignes a prix moderes".

Digestivi (Jupiler, peket cassis, peket fruit de la passion) a La Maison du Peket.


Domenica 23

Pasta, fatta in casa da Gunny, con bottarga di Muggine.

Monday, October 10, 2005

Mangiatoie. Antico Forno Roscioli.

“Una mangiatoia in duecento parole. Nutrimenti e dissetanti."

Antico Forno Roscioli, Via Giubbonari 21, Roma.

La zona ristorazione del Paradiso (con la lettera maiuscola) me la immagino cosi’: formaggi e salumi tipici di tutte le zone d’Italia, freschi, genuini, di ottima qualita', stipati in un bancone e pronti per essere ordinati e mangiati immediatamente, accompagnati da una fragrante pizza bianca.

Ma se non avro’ vissuto temendo piu’ Dio che gli uomini, spero di andare in un Inferno organizzato nello stesso modo, dove saro’ costretto a mangiare in continuazione e per sempre il formaggio caprino di Campo Imperatore con latte crudo, la Soppressata calabrese con pepe nero, e tutti gli altri prodotti i cui cartellini mi passano davanti agli occhi come se fossero titoli di coda della mia vita gastronomica terrena.

Nel frattempo, mentre sono saldamente ancorato qui, almeno grazie alla forza di gravita’, l’Antico Forno Roscioli e’ il posto che assomiglia di piu’ al sogno del Paradiso oppure all’incubo infernale.

E siccome ceno al bancone, ho una percezione ancor piu’ diretta degli aromi e della preparazione - la battezzo cinetica gastronomica - che precede l’arrivo in tavola dei piatti freddi.

Dopo mozzarella di bufala, provolone e crudo San Daniele, assaggio una tagliata con le patate al forno, abbondante, fumante perche’ realmente appena cucinata, che elide matematicamente il mal di testa da aeroporto.

Bevo Menabrea, e stavolta non cedo alle lusinghe alcoliche di un’intera ed affollata parete di vini, che mi tengo letteralmente alle spalle.

L’ultima richiesta e’ umanitaria, in aiuto dei miei succhi gastrici; favorisco la loro attivazione con i quindici anni di invecchiamento del Laphroig, che allietano ancora di piu’ la cena perche’ mi spediscono direttamente all’ultimo anno di liceo (33-15=18), distogliendo bui pensieri sul diventare grandi.

Thursday, October 06, 2005

Mangiatoie. People's.

“Una mangiatoia in duecento parole. Nutrimenti e dissetanti."

Ristorante People's, St Stephens Green, Dublin.

I signori avventori, che si recano al ristorante con il farfallino, e le distinte lorsignore, con borse griffate che trovo utili per riporre gli avanzi della cena con cui sfamare il barboncino del loft in citta’, dovrebbero chiedersi se cucina francese voglia dire trovare sul menu’ qualche beaujolais. Di cui uno, inverosimilmente, del 2002!

Prendete il People’s per esempio.

Il locale e’ ricavato al piano interrato di palazzo nella zona centrale e in via di riqualificazione modaiola della citta’; gli interni sono moderatamente minimalisti con qualche tocco di pellame, all’ultima moda di Nuova York. E fin qui ci siamo.

Quello che non torna e’ il cibo, non particolarmente invitante, almeno per la nostra esperienza, e troppo sofisticato per la Dublino di Bloomsday, quella che preferisco.

Decido di rimanere tendenzialmente sul classico, ma pagare quasi sessantamila delle vecchie lire una bistecca di manzo da 8 once (ma anche qui, erano davvero 230 grammi?), tra l'altro di provenienza sconosciuta, appare poco signorile.

I vini, al bicchiere oppure in bottiglia, hanno ricarichi scriteriati, soprattutto perche’ in Italia non ho mai sentito parlare di un Montepulciano d’Abruzzo Boscarelli venduto a 65 Euro. Delle due l’una: e' un Montepulciano d’Abruzzo Masciarelli oppure un Vino Nobile di Montepulciano Boscarelli? Preferisco non sciogliere il dubbio.

Birra neanche a parlarne, troppo poco chic, e potrebbe starci, ma che addirittura il whisky non sia degno di una nobile stiva appare quantomeno stravagante.

Meglio una sacca di tela per gli avanzi di una buona osteria con cui sfamare il basset hound di campagna.

Wednesday, October 05, 2005

Cena.

Cena al ristorante L'Agrifoglio, Torino.

Infallibile.

Taglietelle ai fungi porcini.
Assaggio di formaggi.
Budino al cioccolato di Gobino.
Syrah Colvecchio.
Ardbeg.

Monday, October 03, 2005

Mangiatoie. Sotto la Mole.

“Una mangiatoia in duecento parole. Nutrimenti e dissetanti."

Ristorante Sotto la Mole, Via Montebello 9, Torino.

Certo che e’ un buon mediano, puoi contarci nelle serate di difficolta'. E quando e’ in forma puo’ diventare un centrocampista offensivo. Ma non e’ geneticamente un numero dieci, e non devi aspettarti un gol in rovesciata.

Sarei portato a condensare in un accesso calcistico le cene consumate in questo locale non grandissimo, tendenzialmente asettico, stretto e lungo, con presenze tutt’altro che infrequenti di personaggi dello spettacolo, forse dovute alla vicinanza del Museo Nazionale del Cinema.

La cucina e' solidamente piemontese, con incursioni extraregionali. Ricordo di tajarin con peperoni, gnocchetti di patate in bianco con salsiccia, risotto al rosmarino con ragu’ di faraona, cosi’ come un piu’ emiliano culatello e lardo con focaccia tiepida.

I formaggi qui hanno la carta di identita’, vengono accuratamente presentati, con tanto di zona di provenienza e composizione casearia; meno attraenti i dolci, compreso il tortino al cioccolato Valrhona, tra i quali spicca pero’ un gelato Grom al pistacchio della siciliana Bronte.

Dopo ripetute serate vinicole, torno alla birra, con una Pedavena, forse tra le ultime data l’apparentemente imminente chiusura della fabbrica, mentre devo accontentarmi di qualche whiskaccio per costruirci su la voglia di sigaretta post cena.

Saturday, October 01, 2005

Mi hai convinto.

Va bene. Provo le Campanile.
 
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